FOCUS
Basic To, The Future. 
Davide Lamma riparte dalle basi, da Basic To: un’accademia in cui giocatori e giocatrici si allenano sotto la sua guida per migliorare e per crescere. Uno spazio che guarda al futuro, il sogno di Davide. 
di Edoardo Caianiello @edoardocaia

credits: agenzia ciamillo castoria 
credits: profilo ufficiale Davide Lamma 




“Ci possiamo sentire tra cinque minuti che sto finendo di vedere l’overtime di Udine - Orzinuovi, sai ho Mastellari e Italiano che giocano? Ti richiamo io!”

Cavolo, quanto è bella Bologna. Lì la gente respira pallacanestro, sanguina a spicchi, tra un dialetto inconfondibile e quella sensazione, per chi viene da fuori, che sia stata pensata per viverci bene. Tornei estivi all’ultimo sangue, campetti che sono comunità nella città, che città pazzesca. Gelata l’inverno, bollente l’estate. Ed è proprio durante un’estate bolognese che cambia la vita di Davide Lamma. 
Dopo una grande carriera da giocatore, da vera e propria istituzione per la Fortitudo Bologna, quella in giacca e cravatta era pronta al decollo, ma c’è un però. E quel però è una telefonata, di Matteo Montano che chiede a Davide di allenarlo. E dopo Matteo, ne arriva un altro e poi un altro ancora e poi un altro ed oggi, quel sogno partito con i piedi per terra, vuole lanciarsi nel futuro: Basic To The Future. 
Una visione che con radici nell’oggi ma con la testa, a domani. 

Chi è oggi Davide Lamma?

Oggi Davide Lamma è uno che ha un sogno: fare una cosa che non c’è in Italia e cioè lavorare con gli atleti in maniera individuale con un’attività full time, possibilmente in una struttura di allenamento che sia solamente mia.




Cosa è Basic To?

È un’idea che nasce nel 2018, ero a Mantova. Tutto inizia con Matteo Montano, che mi chiese se volevo allenarlo tutta l’Estate, tre o quattro volte alla settimana. Poi si è aggiunto Italiano, poi Raucci, poi Mastellari e poi Sabatini. Era arrivata anche l’offerta di Trapani per la posizione di Direttore Generale, una bella offerta che mi fu fatta dal Presidente, ma non era quello che volevo fare io che in quel momento pensavo a me sotto un aspetto più tecnico. E quello che era successo quella estate, partita con Montano, pensavo restasse un’esperienza e invece stava succedendo di nuovo e quindi sono tornato a Bologna. E da lì, è esplosa: i giocatori erano diventati dodici, vengono Campogrande e Chillo ed altri che ho preso fino a che ho avuto posto. E lo sai che mi sono detto? Se funziona, si vede che piace.


Ragazzi giovani, giocatori esperti, come strutturi il tuo lavoro?

Chiaramente varia in base all’età. Quando mi vengono dei giocatori senior, vengono già con qualche idea e incominciamo a parlarne per sapere che cosa ne penso io. Con i giovani invece facciamo un lavoro che varia su più aspetti, ma con loro in particolare e con tutti in generale si analizza il lavoro fatto negli ultimi anni e con ognuno si struttura una sorta di “scheda” dal quale parte un lavoro specifico. Diciamo che ognuno ha una sua analisi ed ognuno deve allenare ciò che è utile per lui.




Che tipo di impatto, di evoluzione pensi per Basic To?

Ho studiato tanto la figura dello Skill Coach che è estremamente attuale negli Stati Uniti e che sono convinto che oggi, in una società, in Europa e figuriamoci in Italia, è impossibile pensare: io la vedo così. Ho iniziato, prima di questo periodo, a lavorare con dei “programmi” con dei settori giovanili, e questo ambito è già più fattibile. Per esempio a Bologna, con la S.G. Fortitudo ha funzionato: abbiamo creato gruppi di tre/quattro ragazzi, divisi per gruppi e per aspetto tecnico da allenare, con dei lavori extra, partendo da soluzioni semplici ma allo stesso tempo fondamentali. E sono stato felicissimo nel vedere quanto e con che voglia gli allenatori mi davano una mano.




Cosa chiedi ai giocatori che vengono ad allenarsi da te?

Io non gli chiedo niente, non ho bisogno che loro mi chiedano nulla, vengono da me perché già sanno cosa vogliono. Ma ho capito una cosa, che non mi si dica che i giocatori sono pigri, diciamo che esistono giocatori che non hanno accesso, in moltissimi casi, a delle strutture che non li possono migliorare. Credo che la chiave sia nel fargli vedere un qualcosa che gli faccia vedere che cosa può aspettarli e come succede a me, non ci sarà mai bisogno di alzare la voce. Devi prospettargli una logica sul lavoro che gli stai mettendo davanti, alla fine li devi vedere, in quel contesto, come “clienti”: iniziano mezz’ora prima con il preparatore, uno come Visconti ad esempio faceva tre ore di allenamento. Si crea da subito una dinamica molto chiara in cui capiscono, testano l’allenatore e già da poco, capisci se va o non va. Il lavoro, lo ripeto, deve essere utile, deve essere diverso, l’impegno deve valere la spesa.



E con le giocatrici che si stanno rivolgendo a te, come va il lavoro?

Le giocatrici sono allenabilissime, molto più dei maschi: sono dei mostri di dedizione tecnica, qualunque cosa gli viene proposta, muoiono piuttosto che non farla, meno domande e meno polemiche, veri e propri mostri di dedizione. E poi il livello di comprensione tecnica è altissima al netto di una risposta sempre estremamente piacevole.




Saresti andato da Davide Lamma ad allenarti?

Lo avrei mandato a fanculo, visto che ho avuto un rapporto conflittuale con molti allenatori. Però ne avrei usufruito e già quando ero giocatore era come se già usufruissi di me stesso, lavoravo già molto su di me: mi facevo un programma, rispettavo i miei allenamenti.
E questo sai perché? Perché non avevo talento e quindi avevo bisogno di lavorare e di farlo in maniera specifica. Parliamo per chi mi chiama di un percorso: perché non ti alleni solo con me, ti alleni anche senza di me.




Vedi Basic To come un modello esportabile?

Si, assolutamente ma va strutturato bene. Questa Estate non avevo un momento libero, stavo in palestra sette giorni su sette. Ci sono state un paio di società che mi avevano chiesto di andare da loro per fare un paio di giorni al mese, poi c’è stato questo periodo ma si, ho in mente di creare un qualcosa che possa diventare itinerante.

Il punto è: per questo tipo di lavoro le ore sono contate e se voglio tenere alta la qualità dovrei ridurre il numero di giocatori, fino ad arrivare a seguirne un massimo di 15/16 per Estate. Incominciano ad esserci allenatori che si interessano al modello ed al metodo ed ora c’è una struttura tutta da inventare. Con i ragazzi “under” spesso e volentieri si fa lavoro di concerto con i loro allenatori e devo dirti che per tantissimi aspetti è meglio, anche per il ruolo che ricopro io.

Nonostante il Covid-19 e l’interruzione che ha portato, in prospettiva sonno davvero felice e ora c’è da aprire un campo a Bologna.

Sappiamo cosa è Basic To, ma cosa spera Davide Lamma diventerà Basic To?

Spero sia il futuro. Vorrei avere avuto sul mio percorso un “Basic To”, soprattutto i primi anni. Non è solo un rapporto che si viene a creare in una sessione o un programma di allenamento è un investimento che fai di te stesso. I giocatori devono capire che possono migliorare sempre, il loro impegno deve portarli a maturare una percezione differente e sicuramente, prima o poi, producono un risultato. È oggi per il domani, ma solo si è disposti a dare il massimo.



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