FOCUS
“Ci Penso...”
Addetto stampa della Nazionale Femminile di Pallacanestro, ternano, romanista, ottimo acquirente e pessimo venditore, Coast to Coast e Superbasket, McEnroe, Magic e Susanna Bonfiglio, Santa Maradona: l’intervista a Giancarlo Migliola. 
di Edoardo Caianiello @edoardocaia

credits: agenzia Ciamillo Castoria 


“Hey Google, silenzio, che sto al telefono con Zona Press”.
Alice ha trovato un paese fatto di meraviglie inseguendo il Bianconiglio, chissà chi e cosa avrebbe trovato entrando nel mondo del GiancaMiglio, di sicuro avrebbe scoperto che Ginobili gli deve ancora 5.000 lire.
“Un giornalista brizzolato, fattosi da solo e circondato da donne di ogni genere, a causa di un'innata simpatia e una sicura somiglianza con attori di rango! Coccolato da tutti, gira vestito come un giovine tendenza, dilapidando patrimoni in gadget inutili, a causa di una ben nota sindrome di Peter Pan. Affronta con sagacia, intelligenza e ironia i mali del mondo, salvo poi essere la principale fonte di guadagno delle multinazionali che stanno massacrando il pianeta. Ha un'autovettura al top della gamma, presentandola però come una banale utilitaria di seconda mano. Legge molto, ma a differenza di altri, scrive anche e bene. Ha ridefinito il concetto di giornalista sportivo, introducendo un'acuta ironia in un ambiente spesso obsoleto. Si fa sempre i suoi porci comodi, solitamente mentre sta telefonando. I parenti lo vorrebbero sposato, tranquillo e con una relazione stabile ma ancora una volta lui riesce a fare la scelta giusta, spiazzandoli con una geniale battuta. Se lo vedi concentrato sta mandando un messaggio. Mentre legge questo brano, ne corregge mentalmente gli errori e forse lo riscrive ancora una volta a suo modo. Sa ridere, sa piangere, sa essere positivo e creare qualcosa di nuovo nei rapporti umani, pur rimanendo vincolato a vecchi schemi di "bambino libero - adattato". Sempre in fuga, ritorna solo per essere rassicurato, poi fugge di nuovo. Costruisce brillanti giochi di parole in modo naturale, in questo è avanti, talmente avanti, che arriva comunque in ritardo. SE arriva. Dialetticamente superiore, in fondo è un bimbo e noi gli vogliamo molto bene.”



Parola di cognato e tant’è. Classe 1967, ternano e di fede romanista. Se per Schopenhauer il mondo oscilla tra noia e dolore, per Giancarlo oscilla tra Magic Johnson, Susanna Bonfiglio e John McEnroe. Giornalista professionista dal 2002, ha lasciato la sicurezza del posto fisso e dal 2000 al 2007 ha lavorato per la Cantelli Editore scrivendo per Superbasket (responsabile della sezione dedicata al basket femminile), American Superbasket, Highlights e Giganti del Basket, varcando nel 2006 la porta della Federazione Italiana Pallacanestro, dove oggi ricopre il ruolo di addetto stampa della Nazionale Femminile. 



Beh, chi è Giancarlo Migliola?

E’ difficile parlare di se stessi. Giancarlo è una persona che non si è mai presa troppo sul serio e questa forse è stata una delle sue più grandi qualità. Ama divertirsi e si diverte molto, con un sacco di passioni e non ne ha mai approfondito davvero una. Ha seguito, di quelle passioni, quelle spontanee, che sono la pallacanestro e la scrittura e queste gli hanno portato fortuna”.

Hai qualche rimpianto?

“Professionalmente parlando ho sempre vissuto molto alla giornata, ho sempre pensato a fare bene quello che dovevo con grande senso di rispetto. C’è chi si mette degli obiettivi, io non dico di non averne, ma preferisco vivere così. Per il resto, non ho 95 anni, quindi ti direi che avrei voluto una relazione stabile con una donna e non è mai troppo tardi, ecco. Intorno a me vedo le persone che si costruiscono una famiglia, e quando li guardo, ecco, un po’ di “invidia” la provo”.

Ci sono dei momenti che ti cambiano la vita. Un secondo prima non lo sai, ma stanno per cambiartela. Come? Facendoti lasciare il certo per l’incerto, facendoti superare con una battuta la paura di un momento. Quei momenti in cui, sulla schedina ti giochi il 2 fisso a Inter – Cagliari.

“Uno di quei momenti è Coast To Coast, un altro è sempre legato a Coast To Coast ed a Marco Valenza che decide di lasciare il giornalismo per mettersi a fare il procuratore. Il posto di giornalista che lascia è a Superbasket e vengo notato grazie al lavoro che faccio per Coast To Coast e così inizio. Se Marco Valenza non avesse mai lasciato… Poi andiamo al 2006. Devo fare un’operazione delicata ad una vena dietro l’occhio e poco prima dell’operazione dissi al primario che non me la sentivo. Lui mi rispose che quel tipo di operazione che avrei dovuto affrontare era ormai consolidata ma che comunque si sarebbero dovutI fare spazio nel mio cervello. Vuoi sapere cosa disse mia sorella che era presente lì con me? “Tranquillo Dottore, non troverete alcuna resistenza”. Mi sono operato.”

Che sportivo avresti desiderato essere?

“John McEnroe. Citando Beppe Viola:
- Sarei disposto ad avere 37 e 2 tutta la vita in cambio della seconda palla di servizio di McEnroe. -
Diciamocelo tra di noi, avere 37.2 è una delle cose più fastidiose che esistono al mondo, siamo tutti d’accordo? Si, avrei voluto essere John McEnroe, uno dal talento puro, uno che capivi che aveva talento soltanto da come camminava.”

“Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione”. Ma è anche quello che ti porta a cliccare con fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione il tasto “procedi con l’acquisto”, quello che Giancarlo ha premuto spesso e che unisce il genio degli oggetti che compra e la sua pessima qualità di venditore.

“I soldi migliori che ho speso sono il 99% dei soldi che spendo. Compro una quantità incredibile di oggetti inutili che puntualmente rivendo alla metà del prezzo.

- Gianca, ma te vendi qualcosa? -

È la classica frase che potreste sentire in ufficio detta dai miei colleghi. Oggi in vendita c’è una batteria elettronica, di quelle che non fanno rumore, e la vendo a cento euro in meno al prezzo di acquisto. Però di una cosa ne vado fiero: faccio muovere l’economia.”



Quali sono i ricordi più emozionanti del tuo lavoro che porti con te?

“1. La prima volta che sono entrato al PalaEur con le persone che avevano in mano il mio editoriale su Coast To Coast. Tremavo, la ricordo come un’emozione fortissima.
2. La mia prima intervista, a Ginobili (che mi deve ancora 5.000 lire). Non tanto per chi fosse e per chi poi sarebbe diventato ma proprio perché fosse davvero la prima intervista.
3. Il giorno dell’Antisportivo a Zandalasini. In quanto addetto stampa dovevo fare comunicato stampa e curare i social e riuscire a gestire il patrimonio emotivo e mantenere equilibrio, è stato difficilissimo.”

 

Chi sono gli sportivi che hai amato di più?

“Il primo è Magic Johnson. Avevo il poster a grandezza naturale in camera e quando dichiarò di essere sieropositivo mia Mamma venne in camera a dirmelo tra il dispiaciuto, lo stupito ed il preoccupato e io gli risposi: “Mamma, non penso che sia così contagioso”, il poster intendo. E l’altra è Susanna Bonfiglio, un talento così raramente l’ho visto e mi rimase negli occhi lo Scudetto che Priolo vinse con lei, nel 1999-2000.

 

Se fossi: una canzone, un libro, un personaggio di un film.

“La canzone: Maybe Tomorrow degli Stereophonics. Il libro: Alta Fedeltà di Nick Hornby. Il personaggio: Bart di Santa Maradona interpretato da Libero De Rienzo.”

- Senti qua: a San Pietroburgo, in Russia, il custode di un obitorio si è trombato il cadavere di una. E fino a qua va bene. Fatto sta che questa mentre se la trombava s'è svegliata, capito?!, cioè la stavano per cremare ma era solo morta apparente quindi tecnicamente gli ha salvato la vita, e poverello l'hanno messo in galera perché dice che in Russia è reato la necrofilia. Cioè voglio dire già uno che si scopa i cadaveri è pieno di problemi poi gli si svegliano, lo mettono pure in galera, una tragedia! - 
(Bart, Santa Maradona)

Non siamo a San Pietroburgo, non c’è alcun reato di necrofilia, ma per certi aspetti a Giancarlo, è stata salvata la vita. Ed a farlo è stato un suo amico, Paolo Schneider…

Ma secondo voi, non era meglio se restavo a fare il 730 ai preti? Avevo ricevuto la chiamata di Superbasket e avevo preso del tempo per pensarci. Mi domandavo, lascio il posto certo per l’incerto? Ma alla fine chi me lo fa fare? Avevo deciso, non lascio il posto e non vado a Bologna. Poi al Palazzo dello Sport dell’eur viene un mio amico, Paolo Scheneider, e mi fa:
- Quando parti? – e io – Non parto – e lui con quel tono, capito quale…- Ma si, fai bene, che ti frega di Superbasket quando puoi fare il 730 ai preti… -
Insomma mi aveva detto chiaramente che non avevo le palle. Sono partito.”





Cosa diresti a quel Giancarlo che iniziava la sua avventura?

“Ne è valsa la pena, come Verdone sul terrazzo di casa sua in Manuale D’Amore. Si, ne è valsa la pena”.




Ah scusa, Giancarlo, l’ultima. Che titolo daresti alla tua intervista?

“Ci penso”.



︎ Contact Us
Rome, Italy.