INTERVISTA
ad Alessandro Marzoli 
Abruzzese ed una vita nel basket, in maniera trasversale, partita in campo e che oggi prosegue fuori. Da poco eletto nel Consiglio Federale, ci racconta la sua visione sulle tematiche attuali del mondo della pallacanestro e dello sport. 
di Edoardo Caianiello 



Alessandro Marzoli, è nato a Chieti il 22 Febbraio 1983 ed il 13 Novembre è stato eletto nel Consiglio Federale dell’Assemblea rappresentativa della pallacanestro italiana, con un ruolo ben preciso sul dilettantismo e sul vincolo sportivo. 

agenzia Ciamillo Castoria 

Avvocato, esperto di diritto sportivo, una formazione tra Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti, un passato da giocatore e dal 2012 è passato, fuori dal campo, a rappresentarne e difenderne i diritti, diventando presidente della GIBA, associazione di categoria.

Dal 2016 riveste la carica di Presidente dell’UBE (Union Basketteurs d’Europe), l’Unione di tutte le Associazioni Giocatori di Basket Europee e membro del board EU Athletes in rappresentanza dell’Italia, collabora, sempre in ambito giuridico sportivo, con diverse Università Italiane.

Un curriculum lungo e trasversale, che sa parlare con le diverse anime di uno sport, come la pallacanestro, che vive un momento di profonda difficoltà, di riflessioni strutturali e che alla luce di ciò, ha la necessità di guardare al futuro come possibilità da non sprecare assolutamente.

agenzia Ciamillo Castoria

La parola “riforma” è all’ordine del giorno, dello sport a livello generale e dei campionati a livello interno alla Federazione Italiana Pallacanestro.

[ La riforma dello sport, in maniera sintetica, come da Consiglio dei Ministri del 24 Novembre 2020, si basa sull’ approvazione di cinque decreti legislativi che danno attuazione alla riforma dello sport disposta dalla legge delega n. 86 del 2019. Una riforma che verte sul tema del “lavoro sportivo”, sul rapporto tra professionismo e dilettantismo e sulle tutele a livello lavoristico e previdenziale, di semplificazione e di sicurezza:

- abolizione del vincolo sportivo, inteso come limitazione alla libertà contrattuale dell’atleta, anche nel settore dilettantistico, entro il mese di luglio 2022;

- è previsto il riconoscimento all’attività di associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno formato l’atleta, alle quali è assicurato da un premio di formazione;

- si tutelano le pari opportunità per lo sport femminile, professionistico e dilettantistico e pari diritti delle persone con disabilità nell’accesso alla pratica sportiva di tutti i livelli;

- precise tutele riguardano i minori e i cittadini con disabilità nell’ambito della pratica sportiva; la tutela e il sostegno del volontariato sportivo.

- le associazioni sportive dilettantistiche e le società sportive dilettantistiche possono svolgere anche attività commerciali, solo se secondarie rispetto all’attività sportiva e strumentali all’autofinanziamento, e che possano distribuire una parte dei dividendi con limiti stringenti a tutela della vocazione sportiva. ]

-       Che ne pensa Alessandro Marzoli della riforma dello sport, della possibile riforma dei campionati?

-       Che tipo di feedback sta raccogliendo dal mondo dei giocatori?

-       Dove inizia il professionismo? Dove il dilettantismo? Dove il lavoro sportivo?

-       Cosa ne pensa degli Enti di Promozione Sportiva e della loro collocazione in questo momento Storico? (Gli Enti di promozione sportiva, per via della loro natura di “interesse nazionale” permettono di allenarsi nelle modalità che non sono consentite a determinate categorie federali, alla luce delle disposizioni governative)


agenzia Ciamillo Castoria


Sulla riforma dello sport.



“Lo sport ha visto molte riforme e ci sono tanti aspetti di cui si potrebbe discutere. Ma l’elemento centrale della discussione ha come perno la legge 81/1991 ed è da lì che bisogna ripartire quando si parla della Riforma dello Sport e ci sono dei punti fondamentali su cui si sta puntando la lente di ingrandimento, come ad esempio il vincolo sportivo ed il concetto che si ha di “lavoro sportivo”, e sono felice che possiamo, anche in consiglio federale, basarci sul supporto di ex atlete ed ex atleti, per discutere di ciò. Ad esempio una delle cose da sottolineare con forza è la tutela che ci deve essere per il mondo femminile.

Ma una riforma per essere forte, deve essere sostenibile ed i decreti che ci sono ora devono diventare proprio sostenibili per la società: il rischio è che si possa verificare un’ecatombe. Ci sono poche risorse e tutto il peso rischia di essere caricato sui club e sui giocatori stessi.

Lo sport ha una sua specificità ed è questo che si sta ribadendo a livello di rapporti tra Federazioni e Coni. L’aggiunta di una nuova governance rischia di generare ulteriore burocrazia e confusione e poi si rischia di creare degli stalli sull’inserimento dei nuovi laureati ed a livello di preparazione olimpica. Ci tengo a precisare che sono assolutamente favorevole all’istituzione di un Ministero dello Sport”

Sulla riforma dei campionati.

“La riforma dei campionati è e deve essere visto come un primo passo, una prima tappa di un discorso più ampio che deve ridurre le criticità con delle regole di ingaggio serie e chiare. Qualunque cosa che si inizia, si deve portare a compimento e bisogna essere in grado di porre le condizioni minime”

Dilettantismo e professionismo.

“La differenza tra professionismo e dilettantismo è un tema molto delicato. Come possiamo identificare un limite entro cui parlare di uno o parlare di un altro? Basta dire che se l’attività agonistica rappresenta il 50% od anche il 30% dell’impegno di un o di un’atleta allora possiamo parlare di uno piuttosto che dell’altro? Dobbiamo ragionare su logiche economiche innanzitutto, basta con la logica del rimborso spesa. Bisogna costituire un fondo di supporto per gli atleti, bisogna pensare ad un TFR (trattamento di fine rapporto) e dobbiamo essere consapevoli che la base si restringerà di molto ma la qualità del lavoro verrà innalzata.

E poi non possiamo definire “imprese” attività sportive che non dimostrano di esserlo e quindi vanno indicate delle categorie per cui si può parlare di lavoro sportivo”


agenzia Ciamillo Castoria

I feedback dal mondo dei giocatori.

“Dai giocatori arrivano dei feedback che oscillano tra l’aspettativa e la curiosità, entrambe alimentate da quella che è un’attesa fiduciosa. La verità è che tanti aspettano un’inquadratura e non si può più vivere in un mondo sommerso”.

Sul ruolo delle istituzioni.

“Per le Istituzioni è questo il momento di conquistare la fiducia delle persone, Ora è il momento. Bisogna innanzitutto semplificare le risposte e dimostrare che per quanto ci possano essere o ci siano state delle delusioni, bisogna avere fiducia nel sistema e questo sistema deve essere un collante fondamentale nella trasmissione della fiducia stessa. Sapersi fidare ed affidarsi, far conseguire dei fatti alle parole”.

Enti di promozione e sportiva.

“Negli ultimi incontri e nell’ultimo consiglio si è parlato del ruolo che in questo momento stanno svolgendo gli Enti di Promozione Sportiva. Quando si attua un piano di responsabilità, vista anche la situazione, lo si deve attuare in maniera condivisa. Ad oggi la possibilità per gli Enti di Promozione Sportiva di riaprire l’attività, a mio modesto parere, è una visione a corto raggio, pur comprendendo a pieno nell’immediato quelle che sono le esigenze delle società. Siamo in attesa di un vaccino e bisogna saper guardare un orizzonte che sembra lontano ma che deve però avere gli occhi sul rischio presente di perdere bambine e bambini e questo sarebbe gravissimo e no, non ce lo possiamo permettere”.

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