INTERVISTA
a Cristian Mayer.
Agrigento, Sicilia. Terra di sole, di mare e di grande tradizione cestistica, come quella della Fortitudo Agrigento. Giocatore prima, dirigente poi, ormai da dieci anni Cristian Mayer è una colonna portante della Società Agrigentina. 
di Donatello Viggiano @donavig

Dalla A di Ambrosin alla Z di Zilli, passando per Cannon e Chiarastella, Piazza e Mian, Eatherton ed Evangelisti, Dudzinski e Pendarvis Williams, non potendo di certo tralasciare Kwame Vaughn, il solo americano della trionfale stagione che valse la promozione in DNA Gold. Ecco, come avrete notato, è serio il rischio di dimenticarsi qualcuno, perché ad Agrigento di giocatori forti negli anni ne sono passati e tornati tanti, a testimonianza di una piazza che ha saputo conquistarsi un ruolo di primo piano nel panorama nazionale, arrivando anche ad un passo dalla A1. Nel 2015, infatti, la società del presidente Moncada fu l’autentica guastafeste in un tabellone in cui, entrata da ottava e neopromossa, si spinse fino al 2-1 e fattore campo a favore in una finale poi persa a testa alta a Torino in gara 5. Il punto più alto di una storia partita dalla C, passata per una doppia promozione (2007/2009) nell’allora B1 ed un nuovo duplice salto (doppietta Campionato / Coppa nel 2012, promozione in Gold due anni dopo dominando la stagione) che le è valsa il definitivo inserimento sulla mappa del basket italiano. Una escalation contraddistinta curiosamente anche da una migrazione di friulani – Corpaci e Ciani i coach delle promozioni – verso la Valle dei Templi, che vede il massimo esponente in Cristian Mayer, prima giocatore e ormai da 10 anni direttore sportivo di un club che negli ultimi dieci anni ha mancato i playoff una sola volta. E che ora, pur essendo ripartito dalla B, sembra piuttosto dare l’impressione di aver voluto compiere un passo indietro solo per farne due in avanti nel prossimo futuro. E’ proprio col DS della Fortitudo che abbiamo analizzato la stagione di una squadra che, pur con soli 4 senior in roster, è in testa al girone B1 con 10 vinte e 2 perse ed una striscia di imbattibilità che dura da 8 gare.


Agenzia Ciamillo-Castoria

Cristian, prima del lockdown lo scorso anno la Fortitudo era seconda in A2, ad una sola sconfitta di distanza dalla capolista Torino, poi in Estate la decisione di riposizionarsi nel campionato immediatamente inferiore.

“Il nostro presidente ha anticipato gli scenari successivi, decidendo di ripartire da un campionato in questo momento economicamente più sostenibile, nell’incertezza di una pandemia che potesse durare ancora a lungo. Paradossalmente i nostri sponsor in questo periodo sono anche cresciuti, decidendo di rimanere al nostro fianco e dandoci una mano per continuare un progetto che avevamo cominciato già anni fa in A2, nel segno della valorizzazione di giovani di prospettiva, destinati a crescere prima di lanciarsi verso altri lidi”.

Anche in Serie B la filosofia sembra non essere cambiata, tanto che anche la scelta del capo allenatore (Michele Catalani, cresciuto nel vivaio della Mens Sana Siena) è andata in questo senso, dopo la separazione estiva da Cagnardi.

“Devis aveva firmato un triennale, salvo scegliere di continuare ad allenare in A2 dopo aver ricevuto la chiamata di Treviglio, ma qui è successo di rado che allenatori e giocatori andassero via senza finire l’anno, piuttosto rimangono a lungo e, in qualche caso, tornano anche in cerca di rilancio. La società si è costruita una reputazione solida e gode di grande fiducia anche agli occhi degli agenti, che non hanno esitato a mandarci dei rookie, il cui ambientamento di solito può essere un problema. Alla base c’è la volontà di lavorare sui ragazzi per farli migliorare”.

Eppure non deve essere stato sempre facile convincere a scegliere Agrigento: ora, invece, più di qualcuno è anche tornato, come nel caso di Chiarastella e Saccaggi.

“Ma anche Cannon è stato con noi due anni e ora è in testa alla classifica in A2, Pendarvis Williams è tornato, dopo aver debuttato in A1 con la Virtus Bologna. E’ che viviamo e gestiamo il gruppo un po’ come se fossero al college, ovvero tutti insieme in foresteria, vivendo e mangiando lì, oltre ad un palazzetto di proprietà: non c’è un grosso stacco rispetto alle famiglie da cui ci si separa, poi Agrigento non è Miami e ci sta anche che qualcuno si trovi meno bene”.

Un’isola felice fuori e sul parquet: c’è un tratto distintivo di un programma di lavoro che ha lanciato tanti giocatori?

“Fabio Mian non era così sconosciuto, quanto un ragazzo con delle potenzialità che molti, però, avevano prematuramente etichettato, sconsigliandomi di prenderlo. E’ venuto qui quasi come se fosse per lui l’ultima spiaggia, invece ci sentiamo spesso tutt’ora e lui torna ad Agrigento a trovarci e lavorare d’estate. De Laurentiis e Ambrosin erano certamente meno accreditati, ma con loro il lavoro è stato lo stesso. Ci concentriamo molto anche sui miglioramenti individuali, sull’aspetto non solo tecnico e mentale, ma anche fisico e alimentare, completando quello che un atleta sa già fare oltre a lavorare sugli aspetti in cui è meno forte. Lo facciamo con quelle che sono le nostre risorse, ad esempio un amico nutrizionista che ci dà una mano, ma i ragazzi si sentono seguiti e la cura di ogni aspetto li aiuta a concentrarsi meglio”.

Gli anni di A2 hanno dato la sensazione quasi che meglio di così non si potesse fare, eppure i tuoi viaggi di aggiornamento sono costanti.

“Purtroppo siamo geograficamente un po’ ai margini, quindi colgo, quando possibile, l’occasione di confrontarmi e porre delle domande anche apparentemente banali su gestione e funzionamento delle società a professionisti quali Messina, Gherardini e Baiesi che si sono mostrati sempre estremamente disponibili di fronte a queste richieste. Ci sono grandi differenze tra i vari club, ma ho trovato sempre apertura da parte loro anziché dirmi che non avevano tempo. Ho ricevuto consigli spontanei che ho apprezzato tantissimo e credo ci sia sempre da imparare anche dalle piccole realtà, per questo l’obiettivo è ispirarsi ad un modello che sia credibile e adeguabile in maniera realistica al contesto quotidiano in cui operiamo”.

Un contesto che, al giorno d’oggi, offre il confronto con alcune realtà siciliane ed altre lombarde, insieme a Bologna Basket, del girone B1-B2.

“Una Serie B variopinta, con realtà molto diverse tra loro, in cui la forbice tra i vari club sembra essere più larga rispetto alla maggiore omogeneità della Serie A2. La sensazione è che il movimento si stia un po’ impoverendo in generale anche a prescindere dal Covid, ma riusciamo comunque a cogliere dei risultati perché poniamo ancora più attenzione ai particolari”.

Che permettono ad una squadra con soli 4 senior, pur di primissimo livello, di essere in testa alla classifica: ma che cosa ottiene, la società, dalla valorizzazione di giovani non suoi?

“Prima di tutto riuscire a contenere i costi, soprattutto in una stagione in cui gli utili non sono contemplati. Adesso è molto più semplice: per la credibilità che ci siamo costruiti non si fa grossa fatica a costruire la squadra e convincere i giocatori a venire, perché al limite riceveranno una spinta da qualche compagno che è già stato da noi, ma l’anno in cui ha allenato qui Vincenzo Esposito ho dovuto contattarne più di 60. Probabilmente con un budget più ampio si sarebbe alzata la posta in palio a rischio di fare anche un po’ più di confusione, ma il nostro progetto non cambia in base alla categoria e resta quello di sviluppare giocatori da consegnare alla pallacanestro italiana: un grosso vanto, ripagato da procuratori e ragazzi che parlano bene di Agrigento in giro, sapendo quello che un giocatore qui avrebbe a sua disposizione”.

Veronesi è rimasto anche in Serie B e ora segna 16 punti di media col 46% da 3, ma anche la crescita di Cosimo Costi è un discorso altrettanto stimolante.

“E’ reduce da un infortunio, ma è un giocatore di prospettiva e con qualità che gli hanno permesso, di recente, anche di cambiare e farci vincere qualche partita. Il progetto su di lui è abbastanza impegnativo, ovvero quello di portarlo a giocare definitivamente da numero 3 anche ad un livello più alto”.

Una chiusura sui senior passati e presenti, con uno sguardo al futuro, perché del roster fa parte anche Nicholas Mayer, classe 2003…

“Penso ad Albano Chiarastella per l’ambizione e l’etica del lavoro o ad Alessandro Piazza, un esempio anche visivamente fantastico per i nostri giovani, dimostrando di poter fare la differenza in A2 dall’alto del suo 1.73 e di poter giocare a prescindere dall’altezza, i già citati Cannon e Williams, oltre che Tony Easley, ma cito anche la volontà e la dedizione di Ambrosin. Mio figlio Nicholas sta crescendo fisicamente e già il prossimo anno credo possa essere pronto per entrare costantemente nei 10 della squadra”.

︎ Contact Us
Rome, Italy.