INTERVISTA
a Erica Reggiani.
Da Pesaro a Moncalieri, passando per Roma, Schio e Lucca. Non si può certo dire che a Erica Reggiani non piaccia mettersi in gioco, anzi. La sfida che ha raccolto all’Akronos è ambiziosa: la promozione in serie A1. E se le cose continuano così, tutto è possibile.
di Paolo Sinacore @bigshotpaul


Iniziamo parlando di te: nelle ultime stagioni ti sei rimessa in gioco a Moncalieri. È stata una tua scelta quella di scendere di categoria? Ti senti maggiormente responsabilizzata?

La scelta di venire qui a Moncalieri è stata una mia scelta dettata da un po' di fattori. Come prima cosa sentivo il bisogno di tornare ad essere protagonista, e questo desiderio è stato supportato dal fatto che Moncalieri è una bella società sotto tanti punti di vista. Sono sincera quando dico che non ci ho pensato più di tanto! Un altro aspetto importante che mi ha spinto verso questa scelta sono stati gli obiettivi societari che c'erano in ballo, ovvero puntare alla promozione in A1. Peccato che l'anno scorso, causa Covid, questo non sia stato possibile... eravamo sulla strada giusta!

Pur essendo ancora giovanissima, sei la terza più “anziana” del roster, e la tua esperienza ad alti livelli (a Schio in special modo) ti distingue da molte tue compagne. Riesci a imporre la tua leadership in campo?

Mi trovo veramente bene, siamo un bel gruppo: le mie compagne sanno quello che io posso dare, e io al contrario so quello che loro possono dare. Ogni giorno che passa ci conosciamo sempre di più ed è un piacere lottare e sudare per questa squadra! 

Sei la sesta per punti segnati nelle file dell’Akronos, ma non è un dato troppo indicativo: ci sono solo 5,5 punti di media di differenza fra la prima e l’ottava marcatrice della squadra. Questo strabiliante equilibrio in fase offensiva è uno dei segreti di questa vostra eccellente prima metà di campionato?

Collegandomi al discorso precedente, questa squadra, secondo me, ha proprio come punto di forza il fatto di non dipendere da una sola giocatrice, ma di essere in grado di esprimere un gioco corale. Quando tutte danno un contributo offensivo, la vittoria è assicurata... Amo questo modo di mettersi al servizio della squadra e non di sé stesse!

Avete attraversato un periodo natalizio complicato dal punto di vista dei risultati, ma ora vi trovate a soli due punti dalle capoliste Udine e Crema, sull’onda di 4 vittorie consecutive: quale può essere l’obiettivo realistico da qui a fine stagione?

Pensando a un obiettivo a breve termine, non può che venirmi subito in mente la Coppa Italia... Ci arriviamo sicuramente con una maggiore consapevolezza e amalgama, rispetto alla Coppa Italia giocata ad inizio anno. Guardando un po' più in là, l'obiettivo è decisamente giocare i playoff, conquistando passo dopo passo (come disegnato sulla nostra divisa), quello che ci spetterà... Dipende molto da noi!


In un periodo storico così complicato, ci stiamo tutti rifugiando in hobby e passatempi. Ne hai qualcuno in particolare che ti tiene occupata fuori dal parquet?

Durante questo periodo così particolare, sperimentare nuove cose è stato facile, quasi d'obbligo. Quello che più mi piace fare è cucinare, formarmi a prescindere dal basket: infatti, parlando proprio di formazione, sto facendo un master in "Psicologia dello Sport", e sto seguendo un percorso di Inglese. Ogni tanto mi piace leggere, ma ammetto che potrei impegnarmi molto di più! Poi ogni volta che è possibile uscire, zona gialla/arancione/rossa permettendo, amo decisamente conoscere nuovi posti e farmi delle belle passeggiate in mezzo alla natura.

Infine dicci cosa ne pensi del sistema basket in Italia, e se ritieni sia possibile che, in un futuro prossimo, le atlete delle serie maggiori vengano finalmente considerate professioniste anche a livello femminile.

Riguardo il sistema basket in Italia, penso che si possa fare molto di più. Siamo poco tutelate: è un problema che esiste nella maggior parte degli sport, ed è veramente triste! La speranza, come si suol dire, è l'ultima a morire; chissà, magari qualcosa potrà cambiare prima che io smetta di giocare... “Sperem”! (come direbbero i miei concittadini pesaresi). 
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