INTERVISTA
a Fabio Corbani.
Dal Pick and Roll al Rock and Roll, il passo è breve, chiedere a Fabio Corbani. Un adagio vecchio come il mondo ci racconta di come, proprio quel caro vecchio mondo, diventi ancor più bello quando è vario.
di Edoardo Caianiello @edoardocaia

Vario come il rock e come la pallacanestro, impossibili da catalogare in una sola definizione ed in una sola interpretazione, due anime che albergano da diverso tempo e con diversa intonatura (questa a favore del basket) nel coach milanese classe 1966, oggi sulla panchina della sua banda che suona il rock, la Agribertocchi Pallacanestro Orzinuovi e della Nazionale Svizzera. Un viaggio iniziato all’età di otto anni quello della pallacanestro e che nel corso del tempo ha assunto tante forme: quella di giocatore, quella di arbitro ed infine quella di allenatore, ma una più di tutte: quella da istruttore, con un debole per l’attività giovanile e per quei talenti che attendono un’occasione. Un viaggio che parte tra i Navigli, nelle palestre dell’Olimpia Milano, cresce a Casalpusterlengo e si afferma ancora di più in quel luogo sacro per il basket giovanile che è stato e che sarà sempre la Ghirada di Treviso. C’è Novara nel mezzo e poi Piacenza, Biella e Cantù sino ad arrivare a Roma, dove incontra un cielo di cui è difficile dimenticarsi ed il rock della “Riccardo Romano Land” che apre quel cassetto dove il sogno da rocker è riposto. Non esiste dunque un solo rock, non esiste una sola pallacanestro, esistono le loro infinite interpretazioni che con l’orecchio per il primo e con l’occhio per la seconda, si imparano a riconoscere. L’obiettivo? Divertire e divertirsi, trasformando le idee in identità, con montature di occhiali mai banali e camicie da maltrattare, ad ogni partita o ad ogni concerto. 

Foto Agenzia Ciamillo-Castoria 

Chi è Fabio Corbani?

Una persona che ha avuto la fortuna di frequentare la sua grande passione. E questa fortuna gli è stata donata soprattutto dagli altri che con me hanno percorso questo viaggio, fatto di passione e fortuna, da quando avevo otto anni. 

Chi è oggi un allenatore? 

Che tu sia allenatore od istruttore l’importante è che non ci si dimentichi mai di essere educatori e di strutturare la propria attività con lealtà e correttezza, facendo seguire alle parole, i fatti. Io ad oggi, mi sento ancora un istruttore. 

Quale è il divertimento e la noia nel lavoro di Fabio Corbani? 

Il divertimento sta nel vedere i giocatori contenti, nel vederli felici di venirsi ad allenare. La squadra di quest’ anno trasmette molto questa sensazione e si vede in campo, quella stessa sensazione la trasmetteva la Virtus Roma del mio primo anno. La noia credo che si manifesti quando fai questo lavoro per non fare altro: capita spesso di vedere dei giocatori che sono innamorati di fare il giocatore di basket per i motivi più diversi, ma non di esserlo davvero. 


Foto Agenzia Ciamillo-Castoria

Come cambia il basket da un grande centro ad uno più piccolo?

Un piccolo centro ti permette di identificarti più facilmente. Penso ad oggi, penso a Biella, penso anche a Cantù e ti rendi conto che in realtà come queste ti ritrovi pienamente a vivere le persone, a sentire costantemente il sostegno. Te ne accorgi al supermercato, te ne accorgi al benzinaio, te ne accorgi a cena quando trovi il conto pagato o quando arrivi in palestra la mattina ed un tifoso per ringraziare la squadra del suo impegno fa trovare una colazione per tutti, come successo quest’anno ad Orzinuovi. Nella grande città spesso ti ritrovi ad essere uno sconosciuto, in cui manca vivere la quotidianità intorno alla squadra. 


Foto profilo FB Agribertocchi Pallacanestro Orzinuovi 

Chi è la tua Orzinuovi? 

Una squadra che si diverte e che se non ci fosse stato questo maledetto Covid avrebbe infranto il record offensivo che avevo conquistato con la Virtus Roma, durante il mio primo anno. E’ una squadra che viaggia a ritmi folli, che si passa la palla! 

Qual’è l’idea di basket di Fabio Corbani? 

L’idea che ho è che dobbiamo dare un prodotto che porti la gente ad accendere la tv per vedere la pallacanestro. Il nostro obiettivo deve essere quello di conquistare le nuove generazioni. I giovani guardano la NBA perchè è spettacolare e quindi è chiaro che una partita che termina 51 a 49 non è un qualcosa di proponibile e che si riesce a vendere con facilità. Vincere è importante ma nel caso in cui non si riesce a vincere bisogna riuscire a dare spettacolo! Abbiamo una grossa responsabilità e poi è facile rendersi conto che ai giocatori piace fare canestro e meno fare gli scivolamenti: se aumenti i possessi e aumenti il numero di canestri, inevitabilmente stimoli anche la squadra avversaria a fare meglio.  


Foto Agenzia Ciamillo-Castoria

La Svizzera come arriva? 

Inizia tutto due anni fa quando venni chiamato per organizzare un programma individuale e lavorare singolarmente con dei giocatori, il raduno si teneva a Chiavenna ed era centrato su sviluppare le singole abilità degli atleti. Con Coach Barilari, non lo sapevamo, ma per quindici giorni all’anno, per tre anni, ci siamo incontrati ai raduni degli allenatori ed alla fine ci siamo piaciuti e da lì passo dopo passo sono arrivato a quest’ultima finestra a cui ho partecipato, grazie anche ad Orzinuovi che mi ha permesso di esserci. Il confronto con altre nazioni è sempre molto stimolante, ti permette di capire che ogni nazione gioca una “sua “ pallacanestro e ti ritrovi sempre ad imparare molto.  Ho lavorato con l’under 23 questa estate ed è stato un lavoro interessantissimo in cui all’inizio sono stato oggetto di studio dei ragazzi e mi sono ritrovato che a fine di ogni allenamento mi dicevano “Grazie” e venivano in palestra interessati a migliorare ed a capire sempre qualcosa in più. Tra poco mi vedo una partita del campionato svizzero ad esempio che fa la diretta su Facebook, tanto per dire...

Quale era il sogno da bambino di Fabio Corbani e quale quello che ha nel cassetto, oggi? 

Da bambino sognavo di fare il giocatore di pallacanestro ma alla fine ho virato sul fare l’allenatore nonostante abbia fatto anche l’arbitro a discreto livello ma c’era un feeling come posso dire... “difficile”. 
Il sogno oggi è quello di fare il cantante rock anche se sono stonato come nessun altro al mondo. Questo sogno è stato reso vivo dal mio incontro a Roma con la “Riccardo Romano Land”, che ha come batterista anche un ex cestista, Enrico Rossetti. Di Roma mi manca il colore del cielo, i palazzi che sono storia...Bhe, mi hanno invitato ad ascoltare le loro prove e mi hanno portato dentro al loro studio. Non ho voluto mettere nessun tappo, mi sono sentito un concerto pazzesco nella loro sala! 
Sogno dei palazzetti pieni e di lavorare a tempo pieno per il settore squadre nazionale, questo si che mi piacerebbe davvero tanto. 

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