INTERVISTA
a Gennaro Masi.
Unire passione e lavoro non è cosa da tutti. C'è chi riesce a fare questo da anni, tra fotografia e sport, con una dedizione fuori dal comune. Un privilegio conquistato sul campo da Gennaro Masi.
di Simone Colongo @sim_uan 

Gennaro Masi, fotografo sportivo che ha immortalato per anni le partite della Virtus Roma per conto dell’Agenzia Ciamillo-Castoria. Cos’è per te la fotografia?

La fotografia è principalmente soddisfazione, gratificazione. È una continua sfida con me stesso per raggiungere l’obiettivo. Stare dietro la macchina fotografica è il momento esatto in cui sto bene da solo.

Come hai iniziato? Quando hai capito che poteva diventare un vero e proprio lavoro?

Da giovane ho incontrato la fotografia utilizzando la macchina fotografica analogica di mio padre. Lì per lì non ci siamo trovati molto anche se era un mondo che da sempre mi affascinava. Ci siamo “rincontrati” intorno al 2005, quando ho acquistato la mia prima reflex digitale. Ho quindi iniziato a studiare e fare pratica. L’idea della fotografia sportiva mi ha sempre attratto: è molto suggestivo poter congelare un movimento, un attimo. Tutto è iniziato dalla pallacanestro, che c’è sempre stata nella mia vita (io sono stato un giocatore amatoriale e per poco tempo anche allenatore, mio fratello era un giocatore, papà un dirigente di una società cestistica). Ho deciso di iniziare dal campetto sotto casa e dalle manifestazioni all’aperto.

Il 31/10/2009 iniziò il mio percorso sui campi della Serie maggiore; ebbi l’occasione di seguire la partita Martos Napoli – Pepsi Caserta per una rivista sportiva napoletana. Da lì, con la giusta caparbietà, le collaborazioni sono proseguite e mi hanno permesso di fare tanta pratica e di raggiungere obiettivi importanti come l’iscrizione all’OdG. Nel 2015 ci fu l’inizio del mio percorso nell’Agenzia Ciamillo-Castoria con la conseguente possibilità di vivere momenti formativi importanti, vedere all’opera fotografi di altissimo livello e seguire direttamente la Virtus Roma.



Ultimamente, oltre al basket, hai fotografato anche la Serie B di Calcio, l’EuroLega Femminile di Pallanuoto, la Serie A2 Femminile di Volley, la Serie A di Calcio a 5… Raccontaci delle fotografie che reputi più significative per lo sviluppo della tua carriera professionale e alle quali sei più affezionato.

Seguire un evento sportivo vuol dire innanzitutto raccontare la cronaca dell’evento, una sorta di reportage. Nel corso degli anni ho apprezzato molto poter cogliere non solo azioni o movimenti particolari dello sport che seguo ma soprattutto le espressioni degli atleti, le esultanze, le delusioni, quindi le smorfie.

Il tuo modo di scattare fa della fotografia un’arte o una documentazione?

Documentazione, assolutamente documentazione. 

L’estrema democraticizzazione dello strumento, e delle relative piattaforme di condivisione, in che modo ha favorito la categoria fotografi e in che modo l’ha penalizzata?

Il maggiore accesso allo strumento e l’aumento delle piattaforme di condivisione consentono da un lato una grande visibilità ma allo stesso tempo una maggiore concorrenza. La concorrenza secondo me dovrebbe portare ad un aumento della qualità non a scapito del costo e quindi del guadagno. Invece molto spesso viene utilizzata in maniera strumentale per abbattere i costi a scapito del guadagno e inevitabilmente della qualità del prodotto.

C’è un fotografo al quale ti ispiri?

Ci sono tanti fotografi bravissimi da cui imparare e cogliere il più possibile.

Chi è l’atleta più fotogenico che ti è capitato di immortalare?

Fotogenico non saprei. Però vi so dire il giocatore e l’allenatore più espressivi: Amar Alibegovic e Vincenzo Esposito. Il primo trasmette una grandissima energia in campo, che esprime con reazioni del corpo e del viso belle fotograficamente. Vincenzino Espostito… “El Diablo” invece, è ineguagliabile nelle espressioni e nelle reazioni nei confronti dei suoi giocatori.

Come vedi il futuro dello sport? L’industria sportiva ha realmente compreso l’importanza del fotografo per raccontare il cammino stagionale del gruppo squadra? C’è una valorizzazione del ruolo adeguata o si potrebbe fare di più?

Il mondo dello sport, che si tratti di una Federazione, di una Società o di uno Sponsor, ha sempre avuto bisogno dell’immagine. Senza l’immagine lo sport starebbe fermo.

L’importanza del fotografo e di quello che produce è risaputa, il problema sta nell’investimento economico nell’immagine. Non è certamente tra le prime voci di bilancio, addirittura spesso non è nemmeno prevista.

Cosa consigli a chi si affaccia per la prima volta sul mestiere?

Un consiglio forse scontato: studiare e fare tanta pratica. Non sottovalutare nessun evento dove scattare, partendo dal campo della parrocchia o la partitella tra amici.

Per finire… Se non avessi fatto il fotografo sarei stato un ottimo… completa tu la frase.

Appena lo scopro ve lo dico...



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