INTERVISTA
a Giulio Lagattolla 
Ha 37 anni, un minors come tanti e Field Marketing Manager per la Red Bull nel Centro Italia. La sua passione ha incontrato quella dei ragazzi di San Lorenzo, creando un qualcosa di incredibile, che è solo un tassello di un puzzle più grande. 
di Edoardo Caianiello @edoardocaia
Credits: profilo IG/FB Giulio Lagattolla

 
 
Trovare una risposta certa è impossibile e quindi digitando su Google la parola “Marketing”, la definizione che ne esce è la seguente: Il marketing è un ramo dell'economia che si occupa dello studio e descrizione di un mercato di riferimento, ed in generale dell'analisi dell'interazione del mercato e degli utenti di un'impresa. Il termine deriva da market cui viene aggiunta la desinenza del gerundio per indicare la partecipazione attiva, cioè l'azione sul mercato stesso da parte delle imprese. Diverse sono le definizioni possibili del marketing, a seconda del ruolo che nell'impresa viene chiamata a ricoprire in rapporto al ruolo strategico, al posizionamento dell'impresa nel suo ambito competitivo di mercato.

“Mission”, “Vision”, sono solo alcuni dei termini che possono far perdere all’interno di un labirinto vastissimo, quindi un Minotauro fa sempre comodo. Ma no, non intendiamo il mitologico essere sconfitto da Teseo, ma un comune mortale, di nome Giulio Lagattolla, che conosce il significato di quei termini ma che gli associa un valore importante: la passione.



Se questi giorni vi fate un giro sulle pagine romane di giornali e siti o per le strade che da San Lorenzo vi conducono verso la Città Universitaria o verso la tangenziale Est, capirete come “Mission”, “Vision” e passione si uniscono e lo fanno nel nuovo playground di San Lorenzo.

Un luogo di incontro di persone e che è stato l’incontro tra la passione di un gruppo di ragazzi e quella originaria di Giulio, che ama il basket da “minors come tanti”, che per lavoro fa il Field Marketing Manager per la Red Bull e che ha dato luce alla nuova veste di uno dei campetti storici della Capitale e che come fatto con il “campetto” di Roma, così farà con altri playground in giro per l’Italia.



Aggregare è l’obiettivo primo, all’insegna di una missione derivante da una visione: credere e sviluppare le potenzialità di posti vivi, che mixano l’urban con l’underground, con una cultura effervescente, in cui si annullano differenze, confini e mura, dandogli una possibilità con la forza di un colosso internazionale come Red Bull. Insomma, gli dona un paio di ali per volare.

Chi è Giulio?

Giulio è il Field Marketing Manager per la Red Bull nell’area del Centro Italia. Lavoro da nove anni per Red Bull ed amo il basket: sono un minors come tanti di 37 anni. L’obiettivo qual è? E’ creare punti di contatto, analizzando il rapporto che si instaura tra i consumatori e quello che succede, valutando volta per volta. Cerchiamo di creare degli “asset” sul territorio generando contenuti che poi non sono altro che quei famosi punti di contatto di cui parlavo prima.



Che valore identifichi nello Sport?

La Red Bull investe nello sport dalla notte dei tempi ed è un enorme veicolo di marketing. Siamo partiti con gli sport estremi e poi ci siamo allargati a diverse tipologie di sport, tutti differenti tra loro, persino negli e-sports ed in tutte quelle che sono manifestazioni di arte. Lo sport è un aggregatore e questo è il valore fondamentale.

Come nasce il lavoro fatto con il playground di San Lorenzo?

Tutto è nato riuscendo a sentire l’aria che si respira in quel posto, in cui incontri tutte le etnie, tutte le estrazioni sociali. Si è generata un’opportunità, partendo dall’organizzazione di un torneo, di fare della loro casa un posto più bello. E questo è stato il primo campo e da questo ne partiranno altri dodici, altri dodici progetti in cui si uniscono territorio e comunità. E sono felicissimo che da quando è iniziata una collaborazione gli stessi ragazzi hanno deciso di darsi un’identità anche sui social: siamo come dei “Mecenati” dai…uniamo location e comunità, all’insegna di quel processo di aggregazione di cui parlavo prima.




C’è un rischio nel lavoro che fai e che portate avanti?

Il rischio è non essere capiti o di essere travisati. In grande sintesi, quello che siamo e quello che facciamo, piace o non piace con la differenza che noi però, lo abbiamo fatto.

Red Bull Half Court…

E’ un torneo che stiamo organizzando non solo su base nazionale ma soprattutto internazionale: la metà dei paesi sino a questo momento ha aderito a questa idea, che poi non è niente altro che una storia da raccontare, che vogliamo raccontare e siamo solo al primo anno.

Quale era il sogno da bambino di Giulio?

Sognavo di giocare a basket. Ma poi vuoi che c’era un problema con il talento, che non ci ho creduto abbastanza… Ho sempre avuto tante passioni ed ho deciso di lavorare nello sviluppare queste mie passioni, di dare forza alle idee che avevo. Un po’ come fanno gli artisti e quindi lavorare affinché le mie passioni e le mie idee arrivassero in maniera impressionate.


︎ Contact Us
Rome, Italy.