INTERVISTA
a Isabel Hernandez Pepe.
Classe 1996, nata e cresciuta per le vie della Città Eterna, con alma messicana, tra le strade di Montesacro, tra villini e scalinate, poi gli States, il ritorno ed oggi, La Spezia. Tra studio ed obiettivi, libri, in un mix di passione e determinazione. 
di Edoardo Caianiello @edoardocaia


Ha scelto la Liguria, la Cestistica Spezzina, per continuare la sua avventura, Isabel Hernandez Pepe, che da piccola sognava di fare la veterinaria. Classe 1996, nata e cresciuta per le vie della Città Eterna, con alma messicana, tra le strade di Montesacro, tra villini e scalinate, con la maglia dell’Athena, con la quale ha esordito da piccola e di cui ha indossato l’ultima canotta prima della scomparsa della storica società capitolina.

C’è chi le chiama scelte, chi le chiama “Sliding doors”: come Battipaglia, che le ha dato fiducia dopo un brutto infortunio (infortuni che volta dopo volta l’hanno messa alla prova); l’esperienza negli States, nel Maine e nel Texas, perché studiare sarebbe stata quella giusta, di scelta, ma ancora oggi, stranamente, è vista come un’eccezione in una regola che non garantisce il futuro; e per questo, tra chiudere le valigie e partire, la scelta di restare a Roma e iscriversi ad un master.

E nel futuro della ragazza romano/messicana c’è la volontà di essere una cooperante internazionale, di essere una giocatrice, di vivere appieno il suo essere donna con una convinzione: nessuno si salva da solo.

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Chi è Isabel? Che sogno aveva da bambina?

Una ragazza romana/messicana piena di interessi, e uno di questi è proprio la pallacanestro. Una ragazza che da piccola sognava di fare la veterinaria, che crescendo ha spostato il suo punto di vista dagli animali alle persone, che sogna di essere utile non solo per se stessa, ma anche per gli altri. Come? Studiando quelli che sono i migliori metodi per collaborare a livello internazionale ma anche quelli per condividere.

Sportivi ed opinione. Dove si colloca il pensiero di Isabel?

Sto con LeBron James. Quando si ha una possibilità dettata da notorietà, numeri ed impatto di poter “promuovere” la propria opinione, credo che si abbia la responsabilità etica e morale di doverlo fare e che soprattutto quando si è uno sportivo, sia un modo molto forte di abbandonare la propria comfort zone.

Anima romana e messicana. Dove ritrovi in te stessa l’una e dove ritrovi l’altra?

Sono due anime molto diverse ma che allo stesso tempo hanno diversi aspetti che condividono: penso alla solarità e all’energia che tante persone trasmettono. La mia anima romana viene fuori quando mangio e quando giro per la mia città, mentre quella messicana con la musica: è come un segnale, un richiamo ed inizio a ballare.

Le foto della tua carriera.

Partiamo dall’Athena e dalla finale nazionale fatta con le annate 1994-1995-1996 e dalla vittoria ai quarti di finale contro la Geas. Mamma mia che emozione bellissima.
Battipaglia ed il mio ritorno in campo e la fiducia che è stata riposta in me nonostante gli interventi che avevo subito.
Gli Stati Uniti. Nel Maine ti dico la mia prima finale, e mi è rimasta impressa la banda della scuola che ci ha seguiti! In Texas invece la prima volta che siamo andati a ballare il Rodeo!

Che significato dai dell’essere Donna?

Una continua battaglia che ti porta a vivere una cosa bellissima senza avere privilegi. Ed essere una donna che è anche giocatrice, è un’arma che ti permette di dare molti esempi e che fa capire quante cose e quante altre possa essere una donna.

Studiare. Una scelta che hai fatto portando avanti lo stesso il tuo percorso di giocatrice.

Ognuno fa la sua scelta. Certo è che fa un po' strano pensare che sia vista ancora come un’eccezione il fatto che un’atleta abbia messo prima lo studio… Anche perché è una cosa molto difficile da portare avanti e che ti porta a fare un sacco di sacrifici; ma sono sacrifici che si possono fare e spero che diventi un nuovo trend! L’esperienza americana mi ha fatto capire a pieno che il loro modello è il massimo da questo punto di vista, e non capisco perché non venga considerato.

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I cinque libri di Isabel.

“Norwegian Wood” – di H. Murakami
“Umiliati e Offesi” – di F.Dostoevskij
“La morte di Ivan Ilic” – di L.Tolstoj
“Memorie di una ragazza perbene” – di S. de Beauvoir
“Il Racconto dell’Ancella” – di Margaret Atwood

Cosa sogna di fare da grande Isabel?

La Cooperante Internazionale in America Latina.

Cosa ti ha insegnato il basket?

Che nessuno si salva da solo. Non ce la si fa mai da soli; e dagli infortuni ho imparato che non si può mollare mai.


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