INTERVISTA
a Lorenzo Governatori.
L’esperienza lavorativa di Lorenzo Governatori non è la più comune per un under 30 in Italia: da Direttore Generale in quel di Montegranaro a Responsabile Marketing alla Janus Fabriano, un percorso in cui passione e competenza viaggiano di pari passo.
di Simone Colongo @simuan

Credits: Sutor Basket Montegranaro

1) Chi è Lorenzo Governatori?

Non ho mai amato particolarmente le “auto-definizioni”, ma quello che posso dirvi è che Lorenzo Governatori è sicuramente un ragazzo fortunato: un innamorato della palla a spicchi che sta avendo la fortuna di unire la propria passione al settore lavorativo per cui si è specializzato. Nella vita di tutti i giorni sono un consulente marketing… e sotto la giacca, è come se mettessi la canotta.


2) Cos’è per te la pallacanestro?

La pallacanestro è una parte importantissima della mia vita. Nel mio paese (Montegranaro, ndr) si cresce veramente a pane e pallacanestro: ha accompagnato prima la mia infanzia con il minibasket, poi l’adolescenza da tifoso in giro per l’Italia dietro la mia squadra del cuore, e infine ora accompagna il mio percorso lavorativo, in origine alla Sutor e ora alla Janus.
Una cosa che mi manca moltissimo è scendere in campo sul parquet della Bombonera il martedì sera per l’allenamento (con birra annessa, rigorosamente in stile minors). Ogni tanto apro lo stanzino dove tengo le cose sportive, apro la borsa e do un’occhiata malinconica al pallone che purtroppo da troppo tempo non rimbalza più dove dovrebbe.


3) Grandi risultati in campo, grandi risultati fuori dal campo. Parlaci del posizionamento del brand “Janus” al di là del parquet.

Abbiamo avuto la fortuna di poter contare su un grande pubblico, sempre molto competente e partecipe sia al palas che nelle varie iniziative. Quest’anno, come l’anno scorso, i risultati in campo sono sicuramente buoni e rispecchiano quindi anche quelli che riusciamo ad ottenere fuori dal parquet; l’unico grandissimo rammarico è proprio quello di non poter condividere queste gioie con i veri protagonisti del nostro progetto: i tifosi.
Il posizionamento del brand Janus è la diretta conseguenza di quanto appena vi ho detto, in quanto il nostro fine ultimo è quello di far sentire questa società come “un bene di tutti”; un patrimonio della città in cui tutti si possono sentire partecipi e possono dare il proprio contributo. Abbiamo l’onore di rappresentare questa bellissima città in tutta Italia e di raccontare le storie del popolo che ne fa parte: il progetto “Janus per il sociale”, legato al mondo del volontariato locale, ne è un esempio.


4) In che modo è stato possibile coinvolgere la comunità locale Fabrianese e i vari “stakeholders” in un’annata in cui i ricavi derivanti dal ticketing sono assenti?

Quando programmavamo la stagione non avremmo mai pensato che questa situazione si potesse protrarre nel tempo per così tante settimane, per cui non vi nascondo che abbiamo dovuto attuare diversi piani B; fino all’ultimo c’era sicuramente la speranza di poter accogliere, seppur in misura minima ed in sicurezza, almeno una buona fetta della nostra media spettatori (2.000 circa nella precedente stagione, ndr).
Tramontata ogni ipotesi di avere il pubblico, non potendo portare i tifosi dalla Janus, il nostro obiettivo numero 1 a livello comunicativo è stato quello di invertire il normale trend e portare la Janus dai tifosi, ogni giorno; tutto questo si è tramutato in iniziative e contenuti che potessero coinvolgere quanto più in prima persona i tantissimi appassionati che riusciamo normalmente ad attrarre con la Ristopro.
A livello di partner invece, abbiamo avuto la forza di ridisegnare la nostra proposta e abbiamo cercato di puntare su attività innovative che potessero coinvolgere direttamente i tifosi e gli abbonati della scorsa stagione.


5) Nell’ultimo periodo la Janus è stata oggetto di un ottimo visual rebranding. Dato che il visual marketing si basa principalmente sull’aspetto visivo della comunicazione, quanto è importante avere un’identità ben definita, riconoscibile e al passo con il design sportivo contemporaneo per garantire al brand un posizionamento ottimale nel mercato?

Il mio primissimo intervento a dir la verità quando mi sono insediato a Fabriano (giugno 2020, ndr) ha riguardato proprio questo aspetto: volevo a tutti i costi dare una impronta grafica e valoriale ben definita a tutti i vari contenuti che produciamo settimanalmente. Avvertivo un po’ un “senso di smarrimento”, passatemi il termine, come se ogni output fosse un elemento a sé con i restanti… sappiamo tutti invece come sia il contrario: in senso olistico, quello che dovrebbe emergere a livello comunicativo è sempre molto di più che la semplice somma delle singole attività messe a terra. Rispondendo alla vostra domanda, avere una identità a livello visual ben definita credo sia un qualcosa che viene ancora prima della comunicazione o del marketing in sé: ne è un antecedente. Per fortuna in questo alla Janus ho trovato le porte spalancate, e debbo ringraziare il dream-team del marketing fabrianese (il responsabile stampa Marini, il fotografo/grafico Teatini ed il videomaker/grafico Filipponi… professionisti veramente con la P maiuscola) con i quali abbiamo rimesso in discussione praticamente tutto questa estate: dal sito ai singoli post.
Diciamo che siamo ancora a metà del nostro percorso e dobbiamo sistemare qualcosina su cui stiamo già lavorando, ma il grosso ormai è fatto.


6) Pensi che i vari team siano in linea con quanto detto sopra o sottovalutino questo aspetto declinando troppo spesso la qualità dei contenuti in favore dell’immediatezza degli stessi?

Ad essere sinceri sono pochi i team che reputo abbiano questo tipo di attenzione; non solo nella nostra categoria, ma ho l’impressione anche nelle serie superiori. A noi ad esempio è capitato quest’anno già un paio di volte di provare a coinvolgere le altre squadre per fare iniziative comuni - che siano di beneficenza o di marketing - e purtroppo, salvo alcuni eccezioni, non abbiamo praticamente quasi mai ricevuto riscontri.
Ora, magari erano anche iniziative sbagliate o che potessero non piacere, ma più che a guardare all’immediatezza dei contenuti come dite voi, quello che mi spaventa tantissimo è la mancanza di interesse… di visione dell’obbiettivo per cui si sta facendo tutto questo: ho paura non venga percepito il valore aggiunto della qualità. Spero veramente di sbagliarmi, ma ho il sentore che l’area marketing e comunicazione delle società venga vista solamente come il “centro di costo” il cui potenziale di spesa vada limitato ogni anno quanto più possibile. Ma senza una strategia ed un piano di attività coerente e di qualità che la porti a terra, credo sia difficile pensare di attrarre nuovi tifosi/risorse/partner/opportunità. È il solito cane che si morde la coda…


7) Come viene gestita la fanbase della Janus? Quali iniziative hanno portato maggior engagement tra i tifosi, in questa stagione così “particolare”?

L’obiettivo del nostro team in questa stagione, come dicevo prima, è stato quello di cercare di permettere al nostro pubblico di vivere la Janus nella propria quotidianità.
L’iniziativa che in tal senso ha riscontrato un livello molto alto di engagement è stata sicuramente quella legata alla nuova birra ufficiale della società: la “Fabeer”. Abbiamo chiesto ai tifosi di proporre e di scegliere tramite Instagram prima il nome e poi direttamente l’etichetta di questo nuovo prodotto che abbiamo lanciato - e che vedrà la luce proprio nei prossimi giorni - in collaborazione con un birrificio artigianale della città di Fabriano. Ci sono state poi altre attività da legare a questo obiettivo che abbiamo realizzato, alcune della quali stanno ancora generando buoni risultati (penso ad esempio alla playlist Spotify dei vari giocatori) ed altre invece che richiedono maggior tempo per decollare, come l’appuntamento del venerdì su ClubHouse.


Credits: Marco Teatini

8) Pensi che la difficoltà nel reperire sponsor da parte delle squadre di basket italiane, sia derivante dalla mancata applicazione di una logica di gestione aziendale tra i vari team, o in questo periodo storico la “vision” degli investitori non collima con la “mission” del movimento pallacanestro?

Sicuramente il periodo è quello che è, non bisogna far finta che non sia così. È complesso e bisogna mettere in conto che le aziende partner potrebbero avere dei problemi molto più grandi che decidere se avviare o meno un percorso insieme ad una società sportiva. Dare indietro però un qualcosa di valore che sia tangibile, misurabile ed in target a chi decide di darti comunque fiducia nonostante tutto, penso sia sicuramente la chiave vincente. Non promettere solamente i soliti banner pubblicitari per intenderci, come magari spesso capita ancora.


9) Quali sono le tue idee per migliorare il movimento cestistico nazionale?

Non entro nel merito dal punto di vista prettamente cestistico dove, onestamente, non ho le giuste competenze per dare alcun consiglio. Quello che consiglierei alle varie Federazioni (e che ho consigliato alla Lega proprio qualche mese fa) parlando di marketing, è di cercare di tracciare una linea comune fra le società anche sotto questo punto di vista.
Se sono solamente 2/3 società per girone a fare uno “sforzo” comunicativo importante, i benefici di queste attività rimangono solamente a questi 2/3 casi isolati. Se invece ci fosse un allineamento maggiore in questo senso, i risultati non solo andrebbero alla società, ma ne risentirebbe sicuramente in maniera positiva anche tutto il movimento in generale. Scendo nel pratico: fornire tramite la Lega alcune figure del settore da mettere a disposizione di tutte le squadre, richiedere alcuni investimenti minimi alle società per le attività di marketing o istituire dei premi per le realtà virtuose potrebbero essere alcuni spunti interessanti.


10) Per finire… Quali sono gli hobby di Lorenzo? Se non fossi il Responsabile Marketing della Janus Basket Fabriano sarei sicuramente… concludi tu la frase.

Eh, questa è forse la domanda più difficile. Ho parecchi hobby - videogames e cinema su tutti - ma a dir la verità ho sempre detto che in una seconda vita mi piacerebbe gestire o lavorare in una libreria: sono un grande appassionato di libri e ho notato che quando leggo o penso ai libri sono particolarmente felice. Magari in un futuro farò entrambe le cose, chissà…


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