INTERVISTA
a Roberto “Bobo” Prandin.
Ingegnere informatico, un master in Ingegneria Clinica, un assegno di ricerca dell'Università di Trieste per lavorare ad un progetto nell'ambito della Telemedicina. Ma anche, un grande giocatore di pallacanestro, professionista fino al midollo e quest’anno anche Capitano.
di Emanuele Blasi @dott.blasi

Ecco Roberto “Bobo” Prandin, un Bruce Wayne 2.0 arrivato ad Omegna in Serie B per conquistare un’altra promozione con i gradi di Capitano. “In futuro mi vedo più in ufficio perché ho sempre pensato che lavorare nel mondo della pallacanestro da bordo campo non faccia per me. Ma detto questo, mai dire mai…”



Come sta andando il campionato? Ti trovi bene ad Omegna?

Ad Omegna sto bene. Ho trovato una società molto organizzata per la categoria, c'è molto entusiasmo e ambizione. Da anni stanno cercando di tornare in A2 e di fare un salto di qualità, ne è prova anche il fatto che ci sia un nuovo palazzetto da 3000 posti quasi terminato. Il campionato sta andando nel complesso bene, siamo partiti un po' ad handicap perchè appena prima di iniziare siamo dovuti stare fermi un mese a causa del covid, ma adesso stiamo crescendo e siamo in un buon momento. Ci sono squadre forti nel nostro girone, ma sicuramente proveremo a giocarcela fino in fondo per la vittoria.

Come state vivendo questo forzato rapporto con l’emergenza sanitaria da Covid-19? Anche personalmente, su cosa ti senti più limitato e cosa vorresti tanto fare, in campo e fuori, appena possibile?

Quello che stiamo vivendo è un periodo veramente molto strano e difficile, ed è naturale che anche il nostro settore ne subisca le conseguenze. Sia per le società che per noi giocatori è tutto molto più complicato, ci sono costi maggiori, problemi di varia natura anche solo per organizzare l'attività e ovviamente, per tutelare la nostra salute, dobbiamo essere tutti controllati settimanalmente. Nella vita di tutti i giorni quello che mi manca di più è ovviamente la libertà di poter vedere chi voglio e di poter andare dove voglio senza avere sempre il pensiero che possa succedere qualcosa. Quello che più ha cambiato questa esperienza nelle nostre vite, secondo me, sono i rapporti con le altre persone e per questo, non appena si potrà, non vedo l'ora di poter riabbracciare e stare insieme a tutti i miei amici e familiari senza pensieri e preoccupazioni. Nel basket invece, quello che manca di più è sicuramente il contatto con i nostri tifosi. Giocare una partita senza pubblico leva tutta una parte di emozioni che sono indescrivibili e che non vedo l'ora di provare di nuovo.


Come ne uscirà il basket italiano da questa situazione? Si poteva fare qualcosa in più o mettere in atto decisioni più forti, o nel caos si è agito secondo criteri forzati?

Non voglio polemizzare a tutti i costi, anche perchè credo che chiunque sarebbe stato in estrema difficoltà a gestire una situazione del genere, ma diciamo che forse per il basket qualcosa di più si poteva fare. Da Marzo dell'anno scorso c'era secondo me molto tempo per fare delle valutazioni e prendere delle decisioni forti per rivoluzionare il nostro ambiente, che, diciamocelo, da qualche hanno è in difficoltà. E invece siamo ripartiti a Settembre, senza che purtroppo fosse cambiato niente, senza un piano credibile per gestire questo momento e conviverci. Quello che spero, è che in qualche modo la pallacanestro esca da questo periodo nel migliore dei modi.

Roma è sparita dal basket di alto livello. Che ricordi hai di quella stagione in maglia Virtus? E secondo te, si poteva fare di più per salvarla?

Anche se a Roma sono arrivato a stagione in corso, per me è stata un'esperienza fantastica. Mi sono trovato benissimo con tutto l'ambiente, società, allenatori, giocatori e tifosi ed è stata veramente una soddisfazione incredibile poter riportare la Virtus in A1. Quella era veramente una squadra fortissima, completa in ogni reparto, e per certi versi forse abbiamo fatto anche più fatica del necessario per vincere il campionato, ma alla fine abbiamo centrato l'obiettivo. L'unico rimpianto forse, è che mi sarebbe piaciuto far parte della squadra fin dall'inizio. Purtroppo per come è finita la Virtus quest'anno c'è tanto rammarico. Ho vissuto la situazione da vicino, essendo sempre in contatto con Tommy Baldasso, e mi dispiace veramente molto per come è andata. Credo che Roma non sia una piazza facile per fare basket, ma sicuramente qualcosa in più per salvare la società andava fatto. Spero che la Virtus possa rinascere e tornare dove merita al più presto.


Laureato in ingegneria informatica, gira voce che stai creando due App… è vero? Di cosa si tratta?

Si sono laureato in Ingegneria Informatica, con un master in Ingegneria Clinica. In questo momento ho un assegno di ricerca dell'Università di Trieste per lavorare ad un progetto nell'ambito della telemedicina. In generale, sono contento perchè pian piano sto gettando le basi per quello che sarà il mio futuro lavorativo. Stiamo lavorando su tante idee, e mi piacerebbe anche riuscire in qualche modo a coniugare la mia passione, il basket, con la ricerca.

Cosa vuol dire essere capitano e scendere di categoria?

Capitano lo sono stato per un breve periodo a Trieste, e qui a Omegna. E' sicuramente un onore poter rappresentare la squadra ma, all'atto pratico, quando si scende in campo, per me non cambia molto. Diciamo che non mi piace parlare molto in campo e spogliatoio, preferisco dare l'esempio col comportamento e il lavoro quotidiano, per cercare di essere ogni giorno il miglior giocatore e compagno di squadra possibile. La scelta di scendere di categoria è stata dettata dal fatto che Omegna mi ha cercato tanto in questi anni, e in questo momento della mia carriera avevo bisogno di un posto del genere, dove poter tornare ad essere un po' più protagonista cercando sempre di lottare per provare a vincere un campionato, che in questo momento è quello che mi interessa maggiormente. Sarei potuto rimanere in A2, ma non c'era la situazione giusta. Erano tanti anni che non giocavo in serie B, sicuramente con la A2 ci sono differenze tecniche e di atletismo, ma posso dirti che ci sono tantissimi giocatori che potrebbero fare l'A2 senza problemi.

Promozione a Venezia, promozione a Treviso, promozione a Trieste, promozione a Roma. Stavolta?

Allora, siccome è da un po' che leggo in giro questa cosa, devo smentire: a Treviso non siamo stati promossi, siamo usciti ai playoff e poi la società ha rilevato il titolo di A2. Come ho detto prima, quello che mi interessa maggiormente in questo momento della carriera è poter giocare per vincere. Dopo aver provato le emozioni di vincere un campionato, vorresti continuare a provarle sempre. E' tutto indescrivibile, penso che per noi giocatori sia il massimo. Ed è per questo che ho accettato la proposta di Omegna. Sarebbe fantastico riuscire a riportare la squadra in A2. Sicuramente non sarà facile, anche perchè questo campionato ha una formula strana, ci sono tantissime squadre ed arrivare alla fine sarà durissima. Ma noi ci proveremo.

In un futuro prossimo, ti vedi in giacca e cravatta in un ufficio o in giacca e cravatta a bordo campo?

Diciamo che mi vedo più in ufficio. Ho sempre pensato che lavorare nel mondo della pallacanestro da bordo campo non faccia per me. Detto questo, mai dire mai. 


Illustrazione di Simone Colongo @sim_uan

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