INTERVISTA
C’era una volta la mia Virtus Roma…

Parola ad Alessandro Tonolli, storico capitano della società capitolina. “Prenderla se ci fosse occasione? Assolutamente sì”
di Emanuele Blasi @dott.blasi

Cinquecentoquarantasette presenze. Oltre duemilacinquecento punti segnati. Dal 1994 al 2014 con una sola maglia. Alessandro Tonolli è stato per la Virtus Roma IL capitano, LA bandiera. Alzi la mano a chi, in questi giorni tristi per la Virtus, non è passata nei propri ricordi da tifoso la sua immagine, i suoi vent’anni di onorata carriera all’ombra del Colosseo dove è arrivato ragazzo, cresciuto giocatore e diventato icona della società. Quella per cui da capitano non ha mai indietreggiato, quella che pochi giorni fa ha alzato definitivamente bandiera bianca. “Sentimenti a parte, non conoscendo a 360° la storia è difficile giudicare”. Voce squillante, Tonno non riesce comunque a celare una piccola, umana e sincera emozione alla prima domanda, quella d’obbligo, cosa pensa il capitano di mille battaglie davanti la notizia che la sua “storia” cestistica è finita così, nel silenzio. “L’ho vissuta da fuori come tutti e non in prima persona, mi risulta difficile dare un parere completo. Ho letto determinate notizie come tutti e quando siamo arrivati ad un in e out, devo dire che per logica ho pensato che tanto alla fine tutto si sarebbe risolto. Cosa che stavolta, purtroppo, non è successa”.


Agenzia Ciamillo-Castoria

Eppure se ci si volta indietro, i segnali erano stati tantissimi, come anche gli spiragli di lieto fine.

E’ stata - tra virgolette - un’agonia cominciata già da inizio anno, con mesi passati tra trattativa in essere e tanti passaggi, ricordo la partita al Palazzo dello Sport contro Pesaro dove abbiamo visto presente in parterre i rappresentanti della possibile cordata americana, prima di loro si parlava anche di un’altra trattativa. Insomma, tutti abbiamo pensato che non si sarebbe arrivati al capolinea, c’era la speranza che tutto potesse concludersi in maniera positiva”.  

Si poteva fare qualcosa di diverso?

E’ facile parlare dopo, quando sei dentro devi prendere decisioni e non hai tempo per prenderle. Dall’iscrizione al campionato, passando per scadenze e termini perentori, il presidente si è trovato con delle situazioni difficili ed una trattativa in essere che non si poteva chiudere in pochi giorni. Se sai di essere in difficoltà economica e come unica soluzione devi dire ‘chiudo tutto’, ti appigli anche alla più piccola e lontana possibilità pur di salvare la questione.Toti è presidente da 20 anni alla Virtus, che non è nata per il presidente ma dopo tanto tempo è divenuta parte della sua famiglia. Le domeniche al Palazzetto, una convivenza giornaliera, investimenti, gioie e dolori, ti prendono tempo ed affetto. Si crea un legame affettivo nel bene e nel male come succede in tutte le famiglie, come succede con un figlio. Magari sbagliamo anche noi, ma penso che prima di prendere una decisione sofferta come quella di lasciare tutto, l’idea sia stata quella di cercare in ogni modo di tenere in vita la Virtus. Ti dico anche che per me se non ci fossero state due possibilità aperte a settembre, non avrebbe iniziato neanche il campionato”.

Sono settimane di amarcord continui. Il tuo ricordo più bello in maglia Virtus?

“In vent’anni come risultati ho raccolto poco, ma quella Supercoppa Italiana conquistata nel 2000 rimane uno dei più bei ricordi che ho, tanto sognata quanta insperata. Anche perché è stata una Supercoppa vinta non come le ultime edizioni, ma con una fase di qualificazione e poi una Final Four con tre squadre fuori categoria come Fortitudo, Virtus Bologna e Benetton Treviso. Per dire, quell’anno la Virtus vinse Eurolega, campionato e Coppa Italia…”. 


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Da giocatore ad allenatore, ci sono società che potranno, nel tempo, prendere il ruolo della tua Roma?

“Ad oggi abbiamo due realtà capitoline importanti come Eurobasket e Stella Azzurra. Sono arrivate a giocare una pallacanestro ad alti livelli partendo dal basso, se ne parlavi qualche anno fa sembrava difficile un percorso del genere. Per Roma è importante, logico che se parli di Virtus hai un tesoro storico, un valore sportivo che solo anni e anni di vita possono darti. Queste due società prima di arrivare ad avere un marchio blasonato come quello Virtus devono far passare un po’ di tempo e prendere credito, vincere, perché negli anni il valore di una società si basa soprattutto se hai raggiunto determinati risultati”. 

Invece la “Roma” del basket, nel momento che si potrà tornare in campo per i campionati, come ripartirà?

“Sono coinvolto in questa aspettativa come allenatore delle giovanili HSC e della squadra di C Gold della Petriana, stiamo aspettando questa apertura come non mai, per allenarci e tornare a fare quello che ci diverte. Non dipende dalla Fip, che secondo me ha seguito un protocollo giusto e sicuro, ma si parla di metà gennaio e già avere un piccolo obiettivo davanti fa la differenza. Seppur piccola, la possibiltà di tornare a giocare è come vedere una luce in fondo al tunnel, un ritorno ad una normalità che ho sempre avuto da giocatore e poi da allenatore che mi manca da tempo”.

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Ma semmai ci fosse occasione, prenderesti la Virtus?

“Assolutamente sì, è una domanda a cui tutti quelli che hanno a cuore la Virtus Roma risponderebbero così. Senza pensarci, la Virtus è la mia vita, in vent’anni mi ha dato tanto e io le ho dato tanto. Avevo 19 anni quando sono arrivato e 40 quando sono andato via, in pratica ho vissuto un terzo della vita sportiva della società, un tempo enorme. Come potrei dire no ad “un’amica” con cui sono cresciuto insieme?”
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