FOCUS
“Valentinedì”
Addetto Stampa della Dinamo Sassari: squadra della sua città, della sua terra, del suo cuore e che oggi è anche il suo lavoro. Centocinquantatre centimetri di mare e maestrale. 
di Edoardo Caianiello @edoardocaia



C’è una terra incastonata nel Mar Mediterraneo, aldilà del Continente, in cui il mare gioca con il blu, il celeste ed il verde e la cui porta sono scogliere, sassi lucenti e spiagge, spesso così bianche. Una terra antica, con le sue radici, fatta dell’orgoglio, dell’identità della sua gente e delle sue tradizioni, con i suoi pilastri ben saldi: le sue donne.
Una terra che Grazia Deledda, donna sarda, ha raccontato così:  



Noi siamo sardi
Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,
romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.

Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono
sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.

Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo,
lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.

Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi,
della rosa canina,
del vento, dell’immensità del mare.

Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.

Noi siamo sardi.


Una di loro è Valentina Sanna, ufficio stampa della Dinamo Banco di Sardegna Sassari. Il suo numero di maglia è il 1.53 ed insieme alle altre donne, che con lei, lavorano nella società sarda, sono la prova “che in Sardegna il matriarcato è consolidato…”, e statene pur certi che ogni giorno, bello o brutto che sia, non è mai un giorno ma un “-dì”. 


Agenzia Ciamillo-Castoria

Costantemente avvolta dal dubbio sul come mai ogni anno non sia lei la più alta, i suoi centocinquantatre centimentri sono la prova che “ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente...”. 


Chi è Valentina Sanna?

“È una donna di trentasette anni, appassionata e che lavora nel suo ambiente. Una moglie, una figlia, una sognatrice, un’attrice, una donna con una passione e che in parte è riuscita a farne un lavoro”.

Cosa  vuol dire per te essere donna?

“È una riflessione che ho fatto a lungo. Ho la fortuna di lavorare in club spiccatamente femminile, in una regione donna come la Sardegna, che da sempre è fondata sul matriarcato. In barba al 2021, siamo ancora molto indietro nel lavoro e nel riconoscimento dei ruoli e mi dispiace molto che ad oggi ci sia ancora stupore, sorpresa o perplessità di fronte all’affermarsi di una donna, abbiamo una grande responsabilità: con la maternità, con il dare alla luce, con la nostra sensibilità, essere donne non è solo un fatto biologico”. 


Agenzia Ciamillo-Castoria

Ci racconti la tua terra?

“La Sardegna è casa. E’ appartenenza. E’ sangue. E’ terra. Te la porti sempre dentro, e questo è uno dei capisaldi della Dinamo e chi sposa questo progetto lo assorbe pienamente fino a crearne un valore condiviso”.

E la Dinamo invece, cosa è?

“Provo a dirlo con parole che non sono le mie: è un modo di vivere. E la cosa incredibile è che diventa una tipologia ed una filosofia di vita e poi ci sono tutte quelle attività che noi chiamiamo “collaterali” e che invece valgono più del lato sportivo. Più di quello che succede in campo è quello che succede fuori”. 


Agenzia Ciamillo-Castoria

Cosa ti rende felice?

“Il 2020 ha cambiato tantissimo gli standard di ognuno di noi, è come se ci fossimo ritrovati in una grande terapia di gruppo. E quello che mi rende felice, che ho capito mi rende felice è fare le cose bene e godere di momenti unici. Per esempio quello che noi in Dinamo abbiamo provato a fare è rendere giustizia alle sfaccettature dello sport e dei suoi protagonisti, ed è stato possibile grazie alla lungimiranza del “Pres.” (Stefano Sardara, ndr) ed alla grande disponibilità dei giocatori e dello staff”. 

La prima volta, da tifosa e da addetta ai lavori, te la ricordi?

“Da tifosa la mia prima volta è stata in Legadue, nel 1997-1998 (forse?), in IV Ginnasio, la prima da addetta ai lavori contro Casale Monferrato.  Il mio posto era nel settore D in ultima fila ed oggi che sto dall’altra parte, e mi sembra sempre così surreale. Mio marito mi ha sempre spinto a scrivere, mi ha sempre detto che era la mia strada, ed io lo sentivo ed oggi, mentre lavoro, vedo mio marito abbonato con il suo posto dietro la panchina”.

Come intendi la comunicazione?

“Annullare la distanza con i tifosi facendoli sentire il più vicino possibile alla squadra, cercando in un’epoca surreale come questa di riuscire a trasportarli nella routine quotidiana. Comunicare vuol dire fare allo stesso tempo prevenzione ed attenzione”. 

Che consiglio daresti a Valentina?

“Che ogni tanto dovrebbe avere la capacità di fermarsi un po’…”.

E cosa diresti alla Valentina che iniziava questa carriera?

“Goditela Valentina che la vita prende strade inaspettate. Di essere sempre pronta ad una piccola rivoluzione”.


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