LA FINALE SCUDETTO 
Olimpia Milano vs Virtus Bologna
Le due società più titolate nella storia del basket italiano si affrontano nell’atto conclusivo del campionato per la terza volta in assoluto. Una resa dei conti che tutti quanti aspettavamo da tempo.
di Redazione @redazionezonapress


Illustrazione di Copertina di Simone Colongo @sim_uan

A|X Armani Exchange Milano vs Virtus Segafredo Bologna 
Era il 1984, e l’allora Granarolo Bologna spense le velleità della Simac Milano, che arrivò a quella finale da imbattuta. Ci sono voluti 37 anni per far sì che il destino imbastisse una rivincita di quella sfida; e ora è giunto il momento di godersela, da tifosi e appassionati. Che poi in realtà già allora si trattò di una seconda volta, visto che appena 5 anni prima le V nere ebbero nuovamente la meglio sull’Olimpia. Ma se parliamo di finali, non c’è altro da raccontare: al netto dei 43 titoli conquistati in totale dalle 2 squadre (28 Milano, 15 Bologna), resta un bilancio quantitavimente misero di scontri diretti. Tutto ciò renderà l’appuntamento ancora più speciale di quanto non lo sia già.
Lontane sono le vicissitudini che hanno colpito la Virtus, capace di rialzarsi dopo un quindicennio fatto di radiazioni, retrocessioni, e vissuto da spettatrice non protagonista nel campionato di massima serie. E dire che pochi anni prima di queste magagne, nel 2001, arrivò il tanto celebrato triplete (Scudetto, Coppa Italia, Eurolega) che ancora oggi corrisponde all’ultimo titolo vinto dalla società di via dell’Arcoveggio. Quello fu anche il climax di una crescita che vide Bologna duellare nella seconda metà degli anni ‘90 con realtà come Treviso e Fortitudo, in un campionato probabilmente senza eguali in Europa, mentre una grande del passato come l’Olimpia entrò in una crisi profonda che la vide sfiorare la serie A2 a cavallo tra vecchio e nuovo millennio. Un incrocio di destini avversi, che ha continuato a manifestarsi negli ultimi 10 anni, quando l’Olimpia, sulla spinta degli investimenti di Giorgio Armani, ha provato a riempire il buco lasciato dalle grandi decadute citate in precedenza. La missione, per ora, seppur compiuta - come dimostrano i 9 trofei (tra cui 2 scudetti) vinti negli ultimi 7 anni - non è di certo terminata: le ambizioni di Milano travalicano i confini nazionali, e il terzo posto in Eurolega appena conquistato ne è la più grande conferma. D’altronde, per ritrovare un’italiana sul tetto d’Europa, bisogna tornare proprio alla Virtus Bologna di quel lontano 2001, alla cui guida c’era - corsi e ricorsi storici - Ettore Messina.
Le due squadre arrivano a questo atto conclusivo con un record intonso nei playoff (6-0 per entrambe), con Milano capace di rifilare alle avversarie uno scarto medio di quasi 16 punti a partita, a testimonianza di un dominio a tratti imbarazzante. La pausa dovuta alla Final Four di Colonia non ha lasciato strascichi, con l’Olimpia che ha regolato i campioni in carica di Venezia a domicilio, rifilando 93 punti agli uomini di coach De Raffaele. Non un caso, visti gli 88 punti di media che Milano segna in questi playoff, miglior dato in assoluto. La Virtus segue a 86.3, a testimonianza di come le due avversarie non abbiano trovato ostacoli sufficientemente ardui sulla loro strada. 
In una serie del genere l’equilibrio si spezzerà sui dettagli, come sottolineato sia da Ettore Messina che da Sasha Djordjevic. Il controllo dei tabelloni sarà come al solito cruciale (Bologna è dominante da questo punto di vista, con oltre 43 rimbalzi di squadra a partita catturati in postseason), mentre le percentuali dall’arco probabilmente indirizzeranno la sfida nei momenti cruciali (Milano tira col 43.5%, nessuno come loro).
Più in generale, a decidere i momenti chiave delle partite, saranno le giocate dei tanti campioni che riempiono i due roster: Shields, Rodriguez, Punter da una parte, Teodosic, Belinelli, Markovic dall’altra, e ovviamente non solo loro. L’ago della bilancia pende dalla parte dell’Olimpia, ma la speranza è in ogni caso quella di ritrovarsi tutti assieme il 17 giugno a commentare l’eventuale gara 7.
Per ora accontentiamoci della prima, in programma stasera dalle 20.45.



Credits: Agenzia Ciamillo-Castoria

EYES ON...

Sergio Rodríguez: Quello che stupisce di Sergio è l’impatto che riesce a dare sulle partite in pochi minuti sul parquet. In questi playoff gli bastano 19 minuti scarsi per mettere a referto 10.5 punti e 5 assist con il 61.5% da 2, il 43.5% da 3 e il 94.4% dalla linea della carità. Un cecchino implacabile in un tempo ristretto, limitato. La mole di esterni da cui attinge Ettore Messina, infatti, costringe il coach a un massiccio turn over anche nel corso di una singola gara. Certo che tra Punter, Delaney, Shields & co. è sempre un bell’andare, ma El Chacho resta qualcosa che non c’entra niente col resto. Da lui ti aspetti sempre la giocata mozzafiato, che sia una tripla all’ultimo secondo con l’uomo in faccia, o un assist da capogiro. Ancora oggi, a una settimana dallo spegnere 35 candeline, resta uno dei giocatori più elettrizzanti d’Europa.

Miloš Teodosić: E se parliamo di campioni capaci di scaldare l’atmosfera con una sola giocata, basta dare uno sguardo a chi si troverà di fronte Rodriguez. Finalmente Milos è riuscito a materializzarsi nei playoff del nostro campionato, dopo la delusione della scorsa stagione, strozzata sul più bello causa covid. Il problema per le avversarie è che non si è trattato di un approccio particolarmente light: 18.7 punti e 6 assist a partita, con il 60% da 2 e il 51,3% da 3. Assolutamente intrattabile, un incubo per Treviso prima e soprattutto per Brindisi poi. Nelle tre gare vinte contro la squadra di coach Vitucci, ne ha messi 23 di media in soli 24 minuti, piazzandone 29 in quella decisiva. Un crescendo rossiniano che non sta di certo passando inosservato dalle parti di Milano. Il guanto di sfida è lanciato.


Credits: Agenzia Ciamillo-Castoria

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