SERIE A
Una voce gentile
La Nazionale, l’importanza delle emozioni, la calma interiore e la bellezza di consegnare fiori. 
di Edoardo Caianiello @edoardocaia


Una voce gentile, il numero è il 23, una risata.

Steph Curry non sa di essersi fatto lo stesso tatuaggio di Sabrina. In effetti Sabrina di tatuaggi ne ha diversi oltre quello che ha in comune con il giocatore degli Warriors, ognuno di questi le ricorda un evento speciale della sua vita.

Le sensazioni che prova dentro il campo, contano ed anche parecchio, e quelle stesse vibrazioni sono quelle che trova, allo stesso modo, in uno sport estremo o in un sentimento di amore.

“Non so se mi sento l’ago della bilancia per la Nazionale, penso di no. Magari dal campo la percezione è diversa, ma è quello che succede lì dentro che ti porta a giocare in un certo modo. Non succede ovunque, non succede sempre.”

E il campo della Nazionale Italiana è un posto speciale per la ragazza romana, che quando veste l’azzurro dell’Italbasket, qualcosa di più, lo sente sempre.

Agenzia Ciamillo - Castoria 

Gli impegni contro Repubblica Ceca e Romania non erano scontati. Nuovo allenatore, nuova squadra, un equilibrio da ricostruire: “Credo di aver provato delle sensazioni simili a quelle dello scorso europeo. C’erano aspettative differenti ma ho avvertito subito che ci fosse qualcosa di speciale per il modo bellissimo in cui stavamo tra di noi. Lino (Lardo, ndr) ci ha trasmesso un’immensa tranquillità e sinceramente non so come abbia fatto, era una missione quasi impossibile! Abbiamo lavorato tanto ma tanto bene ed in campo, si è visto e sono molto felice”.

Sabrina Cinili però è sempre la stessa. Non sono bastate più di cento partite con la maglia dell’Italia a cambiarla e questo è uno dei suoi punti di forza, senza dubbio: “Di me cosa è cambiato? Penso solo l’età e la consapevolezza di chi sono e di chi voglio essere. Sono rimasta me stessa, con tutti i miei pregi ed i miei difetti. Questo mi da stabilità e mi consente di rimanere concentrata sui miei obbiettivi, quelli si che possono cambiare”.

Che cosa farò dopo? Un po’ di tutto: mi occuperò dei cani, del web, di tante cose e sinceramente non so dove sarò, ma so con chi sarò. E questo conta.”

Chi ben comincia è a metà dell’opera ma nello sport intanto basta incominciare bene, poi alla metà dell’opera ci si arriva passo dopo passo. In un periodo come questo, la Nba ha aperto la strada con la famosa “bolla” di Orlando, sistema adottato anche per le qualificazioni all’europeo delle nazionali.

Un modello replicabile, Sabrina? “No, assolutamente no. O almeno, per un mese potrebbe andare bene e potrei starci anche per più di qualche mese se servisse ad esaurire una competizione in meno tempo. Ma altrimenti, sulla lunghezza di un campionato è un modello che non si può replicare”.

C’è chi ha vissuto la quarantena come un blocco totale e chi come un’opportunità, chi come tutte e due. Sabrina ha passato la prima parte a Schio, in casa, mentre la seconda l’ha passata a casa sua, a Roma, a dare una mano al vivaio di famiglia, vicino alle ville di Tivoli, a due passi da Roma: “La prima parte è stata difficilissima. Ero rinchiusa in casa a Schio e ci allenavamo dentro casa e quando sono tornata a Roma, mi sono messa a consegnare le piante al vivaio della mia famiglia ed è stata una delle cose più belle e divertenti che ho fatto!”

“Poi ho deciso di lanciarmi in un progetto che è diventato un camp. Ho lavorato con le ragazze dai 14 ai 17 anni per fare in modo di aprire loro le porte del college americano. Questo è uno dei miei grandi rimpianti: non essere andata in un college. A 15 anni ho avuto la possibilità ma vuoi perché i tempi erano diversi, vuoi perché con l’inglese non erano granché mentre oggi ragiono in inglese, ho perso quel treno. Ma oggi voglio che le ragazze sappiano tutto quello che devono per poter prendere una scelta del genere.”

Ma oggi cosa rende felice Sabrina?

“Avere e godere del benessere interiore. La fortuna di aver incontrato la persona giusta con cui passerò il resto della mia vita, ad esempio”.

Una voce gentile, il numero è il 23, una risata.
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