SERIE A
Socc’mel, che figata! 
Marco Belinelli torna in Italia e firma alla Virtus Bologna ed è un gran colpo: il perché.  
di Edoardo Caianiello @edoardocaia



 Illustrazione di Simone Colongo @sim_uan

Marco Stefano Belinelli è nato a San Giovanni Persiceto e da qualche giorno è un nuovo giocatore della Virtus Segafredo Bologna.

Socc’mel che figata. Si, non è proprio una bella parola da dire (Socc’mel, ndr) ma l’arrivo di Belinelli è davvero una grossissima figata.

Esce un’indiscrezione sulla Gazzetta e poi l’invasione della stessa notizia sulle bacheche, trasforma la suggestione, in verità. Ma c’è forse qualcosa in più.

Un triennale da cinque milioni di euro è una, innanzitutto, di quelle cose in più, che conviene subito levar di mezzo perché il denaro è sempre scomodo da nominare e poi si sa, i soldi non sono tutto nella vita.

Agenzia Ciamillo Castoria 

Ci sono i numeri social di un arrivo. La Virtus Bologna ha lanciato, nel giorno dell’arrivo dell’ex campione Nba, uno speciale dal titolo “Aspettando Belinelli”: un racconto su tutto ciò che sarebbe accaduto prima della presentazione ufficiale, con immagini in diretta ed in esclusiva.

Un evento live a partire dalle 14.00 sui canali Youtube e Facebook del Club che ha raccontato e trasmesso in onda il dietro le quinte: l’arrivo a Palazzo, le immagini in esclusiva del photo-shooting con la nuova divisa da gioco, i preparativi della conferenza stampa, e molto altro.

I numeri Facebook sono eloquenti: 37.000 persone raggiunte; 5.500 clic sul post; 1.200 interazioni (di cui 32 condivisioni); circa 600 la media di spettatori che hanno seguito la diretta.

La presentazione è stata solo un crescendo: 65.153 persone raggiunte, 11.413 clic sul post, 4.000 interazioni (di cui 117 condivisioni), circa 3.000 la media di spettatori che hanno seguito la diretta. Sempre numeri Facebook che non contemplano altri social network come Instagram e Twitter ma questo è sicuramente uno dei primi aspetti su cui porre attenzione, l’impatto mediatico di una firma come Belinelli.

Che poi siamo sempre a Bologna e visto che al bar si fa colazione e si legge basket, sarebbe curioso sapere anche quante copie di quanti giornali siano andate via la mattina del 27 Novembre.

Agenzia Ciamillo Castoria 

Impossibile non immaginare la reazione della città. Perché Marco Stefano Belinelli ha iniziato con la maglia della Virtus Bologna ma poi, quando le cose per le V Nere non erano proprio delle migliori, passò alla Fortitudo e con la maglia della Fortitudo è diventato grande.

Pesa la sua promessa fatta prima di volare negli Stati Uniti, quella che quando sarebbe tornato in Italia, lo avrebbe fatto a Bologna e lo avrebbe fatto con la maglia dell’Aquila. Lo ha fatto con la maglia degli altri, con quelli dell’inizio carriera ed ha preso il numero #3, che fino a quel momento era di Abass. Tempo qualche ora e la città delle Due Torri era tappezzata da striscioni dei tifosi della Effe che non esprimevano proprio del gradimento nei confronti della scelta del loro ex giocatore.

Menomale che è arrivato in suo aiuto Gianluca Basile che ha detto: “La sua promessa? Era la dichiarazione di un ragazzo di 21 anni, alla quale non andava dato troppo peso. Comunque io non avrei mai firmato per la Virtus. Prendere il numero di maglia di Abass? In effetti non è una bella immagine che dà di sé uno che si presenta per la prima volta nello spogliatoio. Inopportuno. Io avrei soprasseduto”.

Che Belinelli non è tanto tipo, o tanto fuori dal mondo, poi (magari invece lo è) da arrivare e prendersi la maglia di un altro senza prima chiamarlo, visto che poi quell’altro è anche uno che dovrebbe conoscere. Oh Baso, grazie comunque.

Ci lavorava sotto traccia da tutta l’Estate il club felsineo, aspettava di sapere cosa la free agency offrisse al Beli e cosa il Beli si aspettasse dalla Nba.

Il ragazzo con la faccia di Rocky gioca per vincere ed alla fine, ha vinto. E pure stavolta, gioca per vincere. L’ambizione delle V Nere è palese e chiara dal suo ritorno nella massima serie.

Djordjevic ha dichiarato che quello di Belinelli è l’acquisto più importante degli ultimi quarant’anni del basket italiano ed il patron virtussino, Zanetti, ha definito lo stesso Belinelli come l’italiano più forte di tutti i tempi.

Chi può dire se sia davvero così ma importante lo è per davvero. Definirlo il più importante degli ultimi quarant’anni è una provocazione tanto folle quanto giusta quella del coach serbo: nel lasso di tempo indicato ci sono tanti nomi che farebbero battere il cuore allo stesso modo, se non di più del Beli, ma per il momento storico in cui il basket italiano versa, la provocazione è accolta.

Una provocazione che entra in competizione con l’acquisto di quello che forse due o tre assist li servirà al Marco Stefano, e parliamo di Teodosic. Più importante l’uno o più importante l’altro? O forse importanti tutti e due per uno stesso lato di quella medaglia che dall’altro (lato) ha il dominio economico dell’Olimpia Milano, i cui colpi fanno impressione ma non sono più “inaspettati”, ammesso che questa sia una colpa.

Agenzia Ciamillo Castoria 

Ma è un colpo così forte perché è anche italiano. E di un italiano che ha vinto, in una grande organizzazione (forse la migliore degli ultimi anni), allenato da un vincente (Popovich) e che ha rinunciato a quel famoso vil denaro, per vincere, in Nba.

Ed arricchisce ancora di più il progetto “italiano” di Bologna che ha un astro nascente come Pajola, un ottimo giocatore come Pippo Ricci, il derubato Awudu Abass, il “formato” italiano Amar Alibegovic e l’ultimo eroe della tornata azzurra, Amedeo Tessitori. E tutti con minuti e responsabilità.

Ma quindi Belinelli volendo potrebbe essere anche a disposizione della Nazionale?

E’ un colpo da merchandising, un colpo che fa vendere le maglie che più di qualcuno, in questi giorni, ha comprato. E’ un colpo che, quando sarà permesso, farà vendere biglietti e li farà vendere ad un prezzo di mercato a cui sarà difficile dire di no.

E’ un colpo, dulcis in fundo, di grande pallacanestro. Perché Beli non è uno venuto a svernare, ma che ha una collocazione tecnica molto precisa: pericoloso sugli scarichi, che ha acquisito un gran mentalità difensiva (che in Europa fa tutta la differenza del mondo) e che ha un ottima visione di gioco da situazione di pick and roll.

E tutto questo, unito ad una già “spessa” quantità e qualità, regala al basket italiano, almeno sulla carta, una diretta contender all’Olimpia Milano che ad onor del vero negli scorsi anni non ha mai avuto comunque vita facile, minata dalla solidità di Venezia, dall’entusiasmo di Sassari e di Brindisi.

Agenzia Ciamillo Castoria 

“Ora sapete tutti che ho fatto 13 anni là, sono cambiato, non sono il ragazzino di una volta, sono sposato, ho un bagaglio di esperienza molto importante grazie anche agli anni americani, dove ho cambiato molte squadre: questo non è stato facile ma mi ha permesso di crescere mentalmente. Negli anni in America ne ho viste di tutti i colori, e sappiamo che viviamo in momenti difficili. Abbiamo parlato con il Papa di Black Lives Matter, io sono qui perché so giocare a basket e perché cerco di essere importante, poi lavoreremo anche per altre cause e per essere un esempio”.

“La Virtus si è presentata con un progetto importante, ha creduto in me fin da subito e mi ha dato qualcosa di grandissimo, ovvero la possibilità di sentirmi ancora un giocatore importante, di poter lottare per obiettivi importanti in Italia e in Europa. Sono molto carico, c’è un fuoco in me. Non vedo l’ora di cominciare, e aspetto che a parlare sia il campo"

Una bella storia. Una gran figata.

Un ragazzo che parte da Bologna, vince in Nba, non dice mai di no alla Nazionale e che torna in Bologna. Vuoi perché gli fanno un gran bel contratto, vuoi perché si è appena sposato e sua moglie è di Bologna, vuoi perché vuole vincere, vuoi perché la rivalità tra Virtus e Fortitudo aveva bisogno di un motivo in più.

Socc’mel, che figata! 
︎ Contact Us
Rome, Italy.