FOCUS
Il peso dell’esperienza.
In questo inizio di stagione si stanno distinguendo volti noti, anzi notissimi. Campioni senza età che non smettono di stupire. 
di Paolo Sinacore @bigshotpaul


In quel variegato e composito universo che è la Serie A1 al giorno d’oggi, a far notizia è spesso il giovane talento che si approccia al mondo dei grandi e infila una o più prestazioni di alto livello. Eppure, anche in un contesto così competitivo, c’è chi se ne sbatte della carta d’identità e continua a prendersi il centro del palcoscenico. In alcuni casi, da protagonista assoluto.

E dire che gli over 35 non sono poi così tanti (solo tredici in totale), con Fortitudo e Banco di Sardegna uniche squadre ad averne un paio nei rispettivi roster. Molti di loro, dopo carriere di primissima fascia, al momento si limitano a far rifiatare i titolari qualche minuto.

Carlos Delfino e Luis Scola, Agenzia Ciamillo-Castoria.

Nel mazzo, però, c’è più di qualche carta vincente; e l’asso è argentino, di Buenos Aires per la precisione. Il curioso caso di Luis Scola andrebbe analizzato a fine carriera, quando ci renderemo realmente conto della portata di quello che ha combinato sui parquet di mezzo mondo nell’arco dell’ultimo ventennio. Al momento l’analisi è ancora parziale, perché al libro della sua carriera si stanno aggiungendo pagine significative in quel di Varese. La situazione della squadra ora allenata da Massimo Bulleri non è di certo delle migliori: dopo le due vittorie iniziali contro Brescia e Bologna, sono arrivate cinque sconfitte consecutive a minare la stabilità all’interno del gruppo.

Ma il faro, soprattutto in mezzo alla tempesta, continuerà ad essere l’highlander col numero 4. I numeri non lasciano spazio ad altre interpretazioni: 23.3 punti di media in 30 minuti di gioco, oltre il 50% sia da 2 che da 3, due sole partite su otto sotto quota 20. L’impatto è ancor più devastante dal momento che Scola non è semplicemente uno degli over 35 di cui sopra, ma è proprio il più “vecchio” di tutti. L’unico ad aver scollinato, lo scorso 30 aprile, i 40 anni. Non bastano le medaglie conquistate con la maglia argentina, o l’esperienza accumulata fra le stagioni al Baskonia e quelle in Nba, per spiegare un rendimento del genere a questa età. Il segreto si nasconde nell’infinita capacità di rinnovarsi e migliorarsi (vi sfido a ricordare un tiro da 3 di Scola prima del 2015), e nella smisurata voglia di rappresentare per – forse – l'ultima volta la sua Nazione in quel di Tokyo, alle olimpiadi in programma nel 2021. Alla notizia ufficiale del rinvio della manifestazione, invece di rassegnarsi all’evidenza degli anni che passano, Luis ha optato per continuare a lottare: il suo nuovo ring è il Palazzetto dello Sport di Masnago, e a Varese non potrebbero essere più felici.


Luis Scola, Agenzia Ciamillo-Castoria.

Un altro rappresentante della “Generacion Dorada” che si ostina a non mollare di un centimetro, si trova attualmente a Pesaro. Come altri connazionali di assoluto livello (Montecchia, Palladino, Ginobili), Carlos Delfino mosse i primi passi fra i professionisti proprio in Italia, in quella Viola Reggio Calabria che si improvvisò feudo argentino a cavallo fra vecchio e nuovo millennio. Da quella prima tappa europea sono ormai passati due decenni, e il ritorno di Carlos in Italia, all’inizio della passata stagione, sembrava ai più il mesto inizio della fine nella carriera dell’ex Detroit. La tormentata esperienza a Torino e l’anonimo ritorno in Fortitudo avevano avvalorato tale impressione.

Mai però scommettere contro un simile carattere; anche troppo combattivo, in alcune circostanze. Come quando a settembre contro Sassari in Supercoppa ha colpito Pusica sulla nuca rimediando due giornate di squalifica. Una volta rientrato ha però dimostrato come a 38 anni sia ancora capace di cambiare marcia: nelle ultime 3 partite oltre 15 punti di media in 25 minuti di gioco, con buone medie dal campo (15/32), e tanta aggressività (tra i compagni solo Jerome Robinson si è preso più tiri di lui). Sono arrivate tre vittorie consecutive che consegnano tanta fiducia all’ambiente e sanciscono, se mai ce ne fosse stato bisogno, che Delfino non è tornato in Italia a svernare.


Carlos Delfino, Agenzia Ciamillo-Castoria.


Chi ha intrapreso un percorso simile a quello dell’argentino di Pesaro è senza ombra di dubbio David Logan. La sua carriera al di fuori degli USA inizia nell’ormai lontano 2005 a Pavia, e si sviluppa poi da vero vagabondo della palla a spicchi in giro per l’Europa: Israele, Polonia, Germania, Lituania, Spagna, Grecia e nel mezzo ancora Italia (Sassari e Avellino). Un giramondo che forse non trova pace, ma che sicuramente continua imperterrito a trovare il fondo della retina.

Lo ha fatto senza particolari problemi da quando si è presentato a Treviso un paio di anni fa, aiutando coach Menetti e compagni a vincere la Coppa Italia di categoria, e raggiungendo la promozione in A1. Anche ora, a un passo dai 38 anni, quando si tratta di segnare non è il tipo che si tira indietro. Nelle prime 6 gare della stagione sono ben 23 i tiri da 3 a segno (nessuno come lui), con oltre il 43%. Se ci aggiungiamo l’allucinante 60% da 2 che sta mantenendo in questo sfolgorante inizio, i 22.8 punti a partita non sembrano poi così impressionanti. Meglio di lui soltanto Scola, ça va sans dire.
Non vi stupite quindi se vedete Vlado Micov spiegarla ancora in Eurolega o se vi capita di assistere a Peppe Poeta che duella a colpi di triple con Teodosic e ne esce vincitore: questo è anche, e soprattutto, un campionato per vecchi.


David Logan, Agenzia Ciamillo-Castoria.
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