SERIE A
Beli, Bologna, Basket: le tre B di Motola
Chiacchierata a 360° con il giornalista bolognese. “Storico il ritorno del Beli, caos allenatori, occasione persa per riformare il nostro basket.”
di Emanuele Blasi  @dott.blasi




Anno 1995, l’iconico comunicato stampa che fece sua maestà Michael Jordan per confermare il ritorno nei Chicago Bulls scrisse la storia della pallacanestro mondiale. Un semplice “I’m back”, geniale, diretto, sintesi perfetta del momento storico. Anno 2020, e con dimensioni rispettate, Bologna come la Windy City americana vive gli stessi stati d’animo, lato Virtus, il nome Marco Belinelli. Il figliol prodigo torna nella capitale emiliana dopo 13 anni vissuti in NBA, quando ne aveva 11 già vestiva la maglia della Virtus Bologna, poi la Fortitudo, ritorno alla Virtus e di nuovo la Fortitudo. “C’è ancora fuoco in me” le prime parole da virtussino.

Secondo me, oltre Bologna qualche altra chiamata in Italia i suoi fratelli agenti l’hanno fatta” ci rivela Simone Motola, giornalista free lance e bolognese DOC dalla vita fatta di pane e basket. “La sua idea era quella di fare altri due anni in NBA e chiudere la carriera a Bologna, ma non trovando offerte biennali, perché da come ha fatto capire ha ricevuto solo contratti annuali non soddisfacenti soprattutto dal punto di vista della squadra, il rientro alla base è stato accelerato”.

Dici che uno squillo da qualche parte è partito?

Ma sì, forse Milano e qualche altra società è stata chiamata, la Virtus Bologna è stata brava perché gli ha dato un giorno di tempo per accettare la loro offerta, senno pazienza. Si parla di cifre importanti, cinque milioni di euro in neanche tre anni, se si pensa che il minimo salariale in NBA è più o meno un milione e mezzo di euro, a Bologna ha trovato un contratto decisamente più alto”.

Ricordi un altro caso come questo nel panorama del basket italiano?

Ti dico a livello nazionale il passaggio di Riva da Cantù a Milano, o di Meneghin da Varese a Milano. Ma anche per esempio del gruppo Stefanel che si sposta nella capitale lombarda portandosi dietro Fucka e company. Qui stiamo parlando di un giocatore con tredici stagioni in NBA da settimo-ottavo uomo, da giocatore che conta, che è stato dentro i progetti di alcune delle squadre più forti nel nostro sport. Solo Gallinari, se e quando tornerà in Italia, provocherà lo stesso scossone mediatico e tecnico che ha creato il Beli”.



Fonte: Instagram


Che si dice in città, qual è l’umore della Basket City?

C’è un’atmosfera di grande gioia da una parte, quella Virtus, e di delusione dall’altra, della Fortitudo. O meglio, per una metà della Fortitudo, quella degli striscioni e scritte, che pensa ci sia stato un tradimento, parola per me non corretta in questa vicenda. Qualche mosca bianca c’è anche nella Virtus, che non ha dimenticato quel 2004 quando la squadra fu esclusa dal campionato e Belinelli abbandonò subito la barca. Sono però oggettivamente pochi, tecnicamente è la pedina giusta al posto giusto, italiano, tiratore ed un grandissimo ritorno di immagine”.

Ma a livello allenatori, cosa sta succedendo? Sembra una gara a chi esonera per primo.

Come Belinelli accumunava Virtus e Fortitudo, la situazione dei cambi in panchina è invece diametralmente opposta. Meo Sacchetti paga i non risultati, la società ha puntato su un quintetto molto competitivo con una panchina non proprio di prima fascia per la serie A, proiezione che con gli infortuni si è trasformata in un disastro. Certo è che se Sacchetti avesse avuto più tempo per metterci mano, sicuramente avrebbe trovato le giuste soluzioni. Vero anche che quando in campo subisci quasi sempre cento punti non puoi mandare a casa tre-quattro giocatori, paga l’allenatore, scelta che rappresenta sempre una sconfitta per tutta la società”.

E sponda Virtus? Se per Sacchetti parlano le ultime partite, il comunicato di esonero di Djordjevic è stato un fulmine a ciel sereno.

Infatti è un’altra storia. La sconfitta in Coppa Italia dello scorso anno contro Venezia al supplementare e quella in casa col Partizan, hanno incrinato un rapporto che fino a quel momento era idilliaco, creato dalle tante vittorie arrivate, tipo la Champions League. Per quanto riguarda la scelta di farlo adesso è chiaro che non è stata razionale, ma dettata da una serie di situazioni che non conosciamo ed a cui si aggiunge quella proprio della gestione di Belinelli all’esordio, tenuto fuori per scelta di Djordjevic. La società ha mostrato il suo lato emotivo, da Ronci che proprio a Bologna è diventato dirigente di alto livello fino a Baraldi che è il portavoce del patron Zanetti”.


Agenzia Ciamillo-Castoria


Pensi sia stato un errore? Tant’è che lo hanno richiamato, tornando sui loro passi.

La società ha spiegato il tutto come un confronto tra uomini, io credo che più probabilmente non avendo trovato risposte positive da quei pochissimi allenatori contattati, hanno capito che per non gettare via tutta la stagione dovevano fare un passo indietro necessario. Questo porta anche a cambiare le prospettive di qualche giocatore, tipo Markovic, che in una situazione normale sarebbe stato accompagnato alla porta ed invece ora si becca una multa e basta. Di sicuro c’è che sia Djordjevic che il blocco serbo, da questa situazione, ne escono ancora più forti. Vedremo cosa dirà il campionato”.

A proposito di campionato, è un anno che definire particolare per il basket italiano è un eufemismo.

L’anno -1 lo chiamo io. Perché poteva essere l’occasione per fare scelte coraggiose, sento parlare adesso di una superlega o altre cose, ma andava fatto prima ed i mesi per farlo c’erano”.

Parli dei piani alti del nostro basket?

Come Federazione e Lega, lasciando stare marzo che è stato un mese di shock per tutti, da aprile si è pensato che tutto potesse andare avanti come prima ed è stato un grave errore di valutazione. Per tornare come prima occorreranno 2-3 anni minimo, abbiamo preso una batosta con questo Covid incredibile, a tutti i livelli. Faccio un esempio: nonostante il derby di Bologna fosse aperto a 1300 persone, non si è arrivati al sold out. Un assurdo da queste parti, un po’ come se per il derby tra Roma e Lazio puoi far entrare 7mila persone e vendi 4mila biglietti. Le persone hanno paura, se la sentiranno di tornare forse a settembre e proprio per questo poteva essere l’anno zero, si è persa una vera occasione”.


Agenzia Ciamillo-Castoria


Che poi è difficile trovare un colpevole…

La colpa non e di uno, ma di tutti. Guarda la LNP che è voluta iniziare a novembre, pensando che avremmo avuto il pubblico completo, in pratica hanno fatto il ragionamento inverso dove era facile prevedere che in inverno la situazione non poteva migliorare, anzi. Le colpe sono di tutto il movimento, ripeto che si è persa un’occasione per ristrutturare i campionati senior e giovanili, tipo andare subito in annate dispari, perché sapevi che sarebbe stato un anno impegnativo e si è voluto andare avanti come se nulla fosse successo. Ho saputo che nell’ultimo Consiglio Federale qualcuno si è lamentato che ci sono 35mila ragazzi in meno nel Minibasket, e cosa si aspettavano? Non c’è stato neanche il tempo di tesserare, si è sempre stati sul chi va là”.

…e ancora meno trovare una soluzione, adesso.

Sono una persona impulsiva e poco riflessiva, però per come sono fatto io il ragionamento che faccio da 20 giorni è: bene, si dice che riapriranno le scuole a gennaio, è ipotizzabile riaprire le palestre? Come facciamo a riprendere attività facendo capire che fare basket al chiuso è sicuro? Un passo avanti si poteva fare con queste mascherine sportive, che secondo me sono perfette, ma devono essere certificate, come faccio a dire ad un genitore che è uguale a quella chirurgica? Per non parlare dei test antigenici rapidi, la Fip li ha annunciati a settembre quando li avevano solo gli aeroporti…A livello CONI si poteva ragionare di prendere un tot di test da vendere alle società quando costavano poco, ed invece nulla. Le Federazioni, le Leghe ed il CONI dovrebbero essere pronte e dare dei segnali, le società le sentono lontane, si sentono sole, se l’importante è sempre il confronto di idee, questo è iniziato troppo tardi, aspettando gli eventi”.

Tornando al Beli, non c’è solo la Virtus, il suo “come back” è l’occasione per tutta la Bologna cestistica nel trovare nuovi stimoli in tante situazioni, compresi i tornei che prima o poi riaccenderanno i riflettori sui playground. A proposito, situazione dei Giardini Margherita?

Proprio legato al discorso Covid, vorremmo creare un villaggio sportivo dal 1 giugno fino al 3 ottobre, sfruttando i due playground per più sport, dove il torneo di basket rimane l’evento principale. Fammi ricordare che giorni fa è morto Walter Bussolari, organizzatore e anima vera di quasi tutte le edizioni dei Giardini Margherita, che saranno intitolati a lui. L’idea è quella di un’estate di sport tra tornei studenteschi, 3x3, spazio ad iniziative per i disabili, tutto quello che sarà possibile fare per gli sport all’aperto e nel particolare il basket. Arriverà il caldo e, si spera, un terzo della popolazione sarà vaccinata, starà a noi sfruttare lo sport per quello che è nella sua natura, aggregazione e voglia di stare insieme”.




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