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SERIE A2 
Forza Papà! 
Aristide Landi, oggi a Forlì, ci racconta il suo Covid-19 e la sua visione sul momento attuale
di Edoardo Caianiello @edoardocaia

Si chiama Aristide, il suo cognome è Landi e gioca per la Pallacanestro Forlì 2015.  Ha la spunta blu su Instagram, ma non gli inetressa, classe 1994, ha lasciato la sua Potenza qualche anno fa con l’obiettivo di raggiungere il suo unico sogno, diventare un giocatore di pallacanestro: “Non ho mai pensato di fare altro”.

E nel frattempo ha incontrato Claudia, è diventato il papà di Edmondo e loro due, insieme a Grey, accompagnano l’uomo ed il giocatore nel suo viaggio.

Ma come nel più classico dei “Monopoli” esce la carta “imprevisto”: si chiama Covid-19 ed Aristide è costretto in casa per più di qualche giorno, tra un tampone e l’altro.

“Ti colpisce soprattutto dal punto di vista mentale, addirittura più che fisico. Per uno come me, abituato ad uscire per andarsi ad allenare, sia la mattina ed il pomeriggio, è stata una mazzata incredibile. Ho avuto tre giorni di febbre alta ma comunque non ho potuto svolgere attività fisica: me lo hanno consigliato i medici ed i preparatori che mi seguono, soprattutto per non rischiare di sovraccaricare il corpo a livello polmonare. Avrò fatto qualche cosa a corpo libero massimo per tre volte.”

Credits: Ufficio Stampa Pallacanestro Forlì 2015 / Massimo Nazzaro

Ma i giocatori vogliono giocare e Landi è un giocatore. La prossima sfida si chiama Supercoppa (Forlì cederà in finale contro Scafati, ndr) e non importa come, lui ci vuole essere. Le autorità mediche danno il via libera e…”stavo in gas più totale! Non volevo fare niente altro che giocare la SuperCoppa. Sono sceso in campo con un giorno e mezzo di allenamento, e puoi ben immaginare che le gambe andavano a destra ed il corpo a sinistra. E’ stata tosta tosta!”

“Ok, abbiamo capito che per il mondo sportivo siamo dilettanti ma credo, e non voglio che veniamo trattati da essere “special” che la FIP (Federazione Italiana Pallacanestro, ndr) debba aprire un “canale speciale” che si possa gestire a parte: io ad oggi non ho ancora ricevuto il foglio di fine quarantena ma ho ricevuto gli esiti medici che attestano la mia negatività. Così diventa una cosa che fa cascare le braccia”

Problemi ce ne sono stati anche in Supercoppa. La manifestazione che consente di alzare il primo trofeo della stagione, antecedente all’inizio del campionato, si è giocata a Cento, cittadina dell’Emilia Romagna, distante 107 km da Forlì per circa un’ora e ventidue minuti di strada secondo Google Maps.

Quando siamo arrivati in albergo a Cento la situazione era ingestibile. Mangiavamo nella stessa sala ristorante con tutti gli altri ospiti dell’albergo che facevano parte di gruppi che non c’entravano niente con lo sport o che stavano lì per una convention e per fortuna che la società ha saputo gestire al meglio questa situazione: abbiamo fatto avanti e indietro per le partite, solo e solamente perché eravamo così vicini. Ma questo ti fa capire che così è difficile affrontarla, credo che la creazione di “bolle”, stile Nba potesse essere una soluzione per una manifestazione così, ma per il campionato è un altro problema!”

A volte sai come te lo prendi, a volte non ne hai proprio idea ma quello che sai è che già una vita più strana del solito, lo diventa ancora di più e se i sintomi lo consentono, non si esce di casa. Ma per il ragazzo in maglia numero #25 è anche un’occasione, per passare del tempo in più con il suo piccolo ( anche se è cresciuto tantissimo) Edmondo.

“In casa ci sto poco, menomale che c’è Claudia. Essere papà è sempre più figo, più si va avanti e più ci sono responsabilità. Lo sai che c’è? E’ che te sei il suo eroe, questo è. E’ che va al parco e sale sul bruco e urla “Forza Papà”! E tutto questo ne vale sempre la pena.”

Ne è passata d’acqua sotto i ponti da quando vestiva la maglia della Virtus Bologna a quando vinceva il campionato con la Virtus Roma, e ne è passata anche dallo scorso anno a Pistoia. Ma non è passata solo acqua sotto i ponti, sotto quei ponti ci ha lasciato diversi chili che oggi raccontano di un Landi fisicamente diverso. Perché? “Se vuoi fare questo lavoro, lo devi fare, devi cambiare fisicamente. Quando sono arrivato a Roma con Fabio Corbani, giocavo 15-20 minuti e faticavo e sono arrivato a giocarne 30-35, con tanto lavoro e con tanta attenzione e allenamento”.

Poche ore all’inizio di un campionato, quello di A2, lungo e difficile, non professionistico per l’ordinamento ma Aristide è convinto della scelta che ha fatto: “Qui a Forlì si sta da favola. Potevo tornare a Roma questa estate ma non mi andava di accettare delle condizioni economiche che non mi rendevano merito. Io so i sacrifici che ho fatto e non me li voglio dimenticare solo per dire che gioco in A1”.

Un’altra palla a due, un altro campionato. Un altro capitolo per il ragazzo della Lucania. 
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