SERIE A2 
L’esuberanza di Tommaso Marino 
Il play dello Scafati Basket si racconta. Nella vita, come in campo: sempre in movimento.
di Paolo Sinacore @bigshotpaul


Illustrazione di copertina di Simone Colongo.

Il magico mondo di Tommaso Marino non si limita al campo di basket, ma spazia tra mille attività e mille interessi. Ce ne ha parlato dettagliatamente il diretto interessato...

La positività che infondi attraverso il tuo vlog è da applausi. L’idea è frutto dello spirito di emulazione nei confronti di quanto fatto da McGee e Thybulle, o stavi già pianificando qualcosa di simile? Qual è l’obiettivo principale in questo nuovo e intrigante progetto?


A dirla tutta avevo già pensato a qualcosa del genere. Ho avuto poi l’ispirazione vedendo più che altro il prodotto di Thybulle, che ci ha lavorato da solo, senza aiuti esterni. La mia “paura” era di essere giudicato male dalla società, ma hanno capito fin da subito che si tratta di un hobby che non toglie tempo ed energie al mio lavoro. Ho inoltre diversi progetti per il post campionato, molti dei quali prevedono viaggi all’estero, tipo in Cambogia, Zambia e Kenya, per la mia Onlus.


Foto di Gianmarco Ferrara - @gianmarcoferrarafotografo / Scafati Basket 1969 - @scafatibasket

Metti spesso in risalto il tuo rapporto genuino con i compagni di squadra (con il serafico Luigi Sergio in primis), oltre che con il fisioterapista Angelo Carmando, che potremmo definire il protagonista “occulto” del vlog. Al netto dell’esperienza accumulata in oltre 15 anni di carriera, parlaci di quanto è importante creare un’atmosfera di rispetto e complicità all’interno di uno spogliatoio.

Sicuramente a me piace tanto viverlo intensamente. E in un momento storico come questo, in cui molti di noi si ritrovano soli, l’unica cosa che hai è proprio lo spogliatoio. Non è tutto, ma è importante. Angelo ovviamente è una persona incredibile. Al netto dell’esperienza maturata, ti dico che in ogni società ci sono persone che fanno bene al gruppo. Lui è prima di tutto un professionista, e poi... ti fa anche “schiattare” dal ridere! Alla fine di un allenamento andato male, ci mettiamo a parlare e si va a casa più tranquilli.

Tra le cose più interessanti ho notato una particolare attenzione alle routine quotidiane/settimanali, sia fuori dal campo che in allenamento, segno evidente della tua professionalità. Quanto è importante mantenere equilibrio e stabilità interiori nella tua professione?

La professionalità è una mia peculiarità. Ho sempre dato peso all’allenamento e alla cura di me stesso; in special modo, quando superi i 30 anni, è importante stare attenti a dettagli tanto noiosi quanto fondamentali, come ad esempio a ciò che mangi, a quanto dormi, o allo stretching. Bisogna crearsi una routine, in modo da ripetere ogni giorno in automatico gli stessi step che ti fanno stare meglio.

Nella tua carriera da girovago, hai trovato per 7 stagioni (5 delle quali consecutive) il tuo porto sicuro in quel di Treviglio. Cosa ha significato per te quell’esperienza così duratura?

È stata una tappa fondamentale, perché lì ho espresso il basket più spumeggiante della mia carriera. Mi sono consacrato come giocatore di livello in questa categoria, e ho conosciuto persone importanti come coach Adriano Vertemati (attuale vice di Trinchieri al Bayern Monaco) e Lele Rossi. Son convinto che a fine carriera, al di là delle vittorie sul campo, ti porti dentro anche i rapporti umani che riesci a creare lungo il viaggio.

Passiamo alle dolenti note: per un senese cresciuto nelle giovanili della sua squadra del cuore ammirando da vicino (teoricamente uno scudetto lo avresti vinto anche tu) quei campionissimi, quanto è stata dura vedere sfumare tutto in quel modo, vivendolo oltretutto in prima persona?

È stato orribile, son sincero. Il declino si annusava da subito, e io sono rimasto attaccato anche troppo. Ho accusato tanto a livello emotivo la situazione. La decisione di andarmene a Ravenna è stata al tempo stesso una delle migliori e una delle più difficili mai prese in vita mia. Ero diventato un essere umano peggiore stando lì in quel contesto, non mi sopportavo più nemmeno io.


Foto di Sergio Mazza / Scafati Basket 1969 - @scafatibasket

Tornando ai giorni nostri, mi sembra di capire che anche sul campo le cose stiano andando benissimo per te e Scafati, con la vittoria della Supercoppa di categoria. Raccontaci le emozioni di questo tuo primo trofeo in carriera.

A Scafati siamo partiti bene. Sono super contento di tutto, sia del posto che del gruppo. La strada è ancora lunghissima, abbiamo giocato solo due partite (con due vittorie) in campionato. Ho cercato di godermi al massimo la Supercoppa, festeggiando in campo con i compagni; peccato che, vista la situazione, non è stato nemmeno possibile uscire a cena dopo la partita! Mi sono comunque tolto un peso di dosso che avevo da anni, e allo stesso tempo questo traguardo raggiunto mi ha messo tanta fame di vittorie. Sono chiaramente molto contento, ma ancora non del tutto soddisfatto.

A differenza di molti tuoi colleghi, sei molto attivo sui social. Li usi non solo come vetrina per farti conoscere al grande pubblico, ma anche e soprattutto per esprimere le tue idee. Prendendo spunto dalla chiacchierata avuta poche settimane fa con Giorgia Sottana, puoi elencarmi critiche (ed eventuali soluzioni) riguardo al sistema basket in Italia? Pensi inoltre che ci sia spazio per permettere anche al movimento femminile di fare degli step in avanti?

Mi piace utilizzare i social, perché rappresentano un canale attraverso cui possiamo comunicare. Se non li si usa per fare del male o trasmettere odio, sono ben accetti. Ognuno è libero di avere un’opinione e di esprimerla, e sicuramente giocare a basket mi permette di avere un piccolo bacino di persone a cui rivolgermi.
Secondo me il basket italiano, in un momento così negativo, aveva una grande occasione. Era la chance per provare a tirare una linea col recente passato e aggiustare un movimento che negli ultimi anni ha fatto fatica: livellando i campionati, dando la possibilità alle squadre di mettersi nelle categorie più consone, facendo fare la serie A a chi può permettersela. Nulla di ciò è stato fatto.
Non è stata inoltre data alcuna certezza ai giocatori, che ancora oggi più o meno non sanno di che morte morire. Tra settembre e ottobre è stata molto dura, e dopo ogni Dpcm non si sapeva cosa fare: se potevamo giocare, se eravamo considerati dilettanti, o se eravamo di interesse nazionale. Con tutto il tempo che c’è stato per sistemare le cose, mi aspettavo di più.
Per il basket femminile mi auguro sia possibile migliorare. Neanche la serie A1 femminile è considerata professionismo, e questo è quantomeno strano. Spero venga prima o poi riconosciuto il loro status, visto che queste ragazze vanno a giocare per le proprie nazionali e sono professioniste a tutti gli effetti come noi.

Partendo dalla questione vlog, è lampante come tu sia una persona attiva su più fronti al di fuori dal campo, vedi anche il tuo brand di abbigliamento Zero Blasterfirm. Discorso a parte merita il progetto Slums Dunk, iniziato nel 2014 assieme a Bruno Cerella. Parlaci di com’è nata l’idea e di come si sta sviluppando.

Con Slums Dunk stiamo lavorando tanto. Per chi non lo sapesse, costruiamo delle Basketball Academy in giro per il mondo per i bambini delle baraccopoli. Siamo operativi in Kenya, Zambia, Argentina, e ora anche in Cambogia. Cerchiamo di dare un futuro migliore a questi ragazzi attraverso lo sport, l’educazione, le borse di studio. A luglio dell’anno prossimo (covid permettendo) io e Bruno andremo a Phnom Penh in Cambogia, dove stiamo creando una nuova scuola basket. Stiamo anche lavorando a un progetto su Milano molto bello e molto importante che nascerà a inizio 2021. Abbiamo tentato di sfruttare al meglio la quarantena per mettere a punto nuovi propositi riguardanti questa splendida attività, che oramai ci tiene impegnati da ben 8 anni.


Foto di Sergio Mazza / Scafati Basket 1969 - @scafatibasket

Nella speranza che la tua avventura a Scafati sia il più lunga e soddisfacente possibile, ti lascio con un’ultima domanda: dove ti vedi a fine carriera?

A fine carriera non so. Mi godo però quello che mi sono costruito negli ultimi anni: il mio brand di abbigliamento sta andando bene, e di Slums Dunk ne abbiamo già parlato. Ho tanti progetti legati al mondo della comunicazione, e in passato - tra le altre cose - ho collaborato con Sky e Dazn come commentatore di Ncaa e Acb: mi piacerebbe rifare quell’esperienza perché mi sono davvero divertito. Di sicuro non sono il tipo che può star fermo più di tanto... e infatti ho tantissima voglia di viaggiare, vecchio pallino che non mi sono mai tolto dalla testa. Esplorare, girare il mondo, conoscere: tutti aspetti che mi hanno sempre affascinato.

︎ Contact Us
Rome, Italy.