SERIE B 
Il prossimo ricordo sarà sempre il più bello

Una lunga esperienza nella massima serie, Ancona come nuova tappa, pallacanestro e cucina: l’intervista a Gianmaria Vacirca.  
di Donatello Viggiano @donavig


Solitamente ci ha abituato a far rumore per la capacità di scegliere buoni giocatori, ma stavolta è stato il suo trasferimento in prima persona a fare notizia. Dopo una lunga esperienza nella massima serie (Sutor Montegranaro, Capo d’Orlando, Castelletto Ticino, Varese, Cremona) trascorsa per lo più al fianco di Meo Sacchetti e passata ad ottenere brillanti risultati (ultima in ordine di tempo, la Coppa Italia 2019 con la Vanoli) pur con limitate risorse a disposizione, da questa estate Gianmaria Vacirca è il nuovo Direttore Generale de Il Campetto Ancona, ambiziosa società che partecipa al campionato di Serie B. Un ritorno nelle sue amate Marche per conciliare la professione principale – marketing manager della Fabi Shoes – con la grande passione per la cucina ed il basket, appunto, alimentata costantemente sul sempre originale blog Basket Kitchen.

Ne abbiamo approfittato, dopo tre giornate, per scambiare due chiacchiere sulla nuova esperienza.

Agenzia Ciamillo Castoria 

Qual è stato l’impatto con la nuova realtà ed un campionato nuovo rispetto alle ultime avventure?

“Innanzitutto di grande entusiasmo e profonda gratitudine nei confronti del gioco del basket, del quale mi sono portato dietro da Cremona e attraverso il legame con Sacchetti anche una corretta portata ed essenza del gioco. In questi anni così complicati è questo che allenatori, giocatori, ragazzi più giovani dovrebbero mettere al primo posto, ovvero la possibilità di allenarsi e giocare le partite. Dopo 20 anni ho riattivato anche la tessera di allenatore di Base per stare in panchina con i ragazzi, rituffandomi indietro nel tempo a quando ero assistente in Serie C. E’ un’esperienza molto entusiasmante, da conciliare col mio lavoro, ma che mi dà grande serenità nel respirare lo sport in tutti i suoi aspetti, anche a prescindere dalla singola partita”.

Una realtà da poter vivere più costantemente e da vicino rispetto a quanto accadeva a Cremona.

“Si, ci sto per tre / quattro volte a settimana, potendo vivere la squadra in maniera completa all’interno di una stagione che ha senz’altro delle altre priorità ed un orizzonte ben più ambio di quello settimanale. E’ per le società una sfida accattivante, si tratta di piantare adesso un seme destinato a germogliare negli anni”.

La situazione attuale ha finito per modificare, strada facendo, la formula della Serie B, optando per dei minigironi a forte connotazione territoriale e, nel caso specifico, con cinque realtà su otto in passato nella massima serie.

“E’ stato un asset decisivo per modificare la formula, tutte e sedici le squadre delle due conference hanno fatto un lavoro straordinario nell’accettare in maniera compatta la proposta, comprendendo l’opportunità di fare qualcosa tutti insieme. C’è stata grande comunità d’intenti tra chi l’ha formulata e chi l’ha condivisa, per dare una fattibilità più concreta in una situazione altrimenti complicata. E’ partita da noi, ma l’aspetto che ci dà più soddisfazione è il gentlemen agreement sottoscritto tra società, che ha portato ad uno scambio di opinioni, idee e confronto nell’ambito di una proficua collaborazione”.

Nell’auspicio che a beneficiarne siano soprattutto i tifosi, per ora ancora costretti a stare lontano dai palazzetti.

“In tutti i settori economici oggi più che mai il ragionamento deve vertere sulla fidelizzazione, sul rapporto con i clienti, nell’essere disponibili a rispondere in maniera tempestiva alle curiosità o proporre qualcosa di diverso al di fuori del Gameday. E’ importante inserire la specificità della tua marca e del club perché i tifosi si leghino a te, compatti e curiosi. Basti guardare i dati televisivi relativi alle competizioni più importanti: tutti gli share sono al tracollo. Ci sono altri interessi e priorità, così come i potenziali spostamenti delle gare non aiutano, per cui bisogna lavorare molto sulla fan base, essendo propositivi ed innovativi. Per quanto riguarda Ancona, abbiamo consolidato il rapporto col nostro settore giovanile della CAB Stamura, dialogando in maniera diversa e collaborando agli stessi obiettivi, inserendo una figura nuova nell’area social, con lo scopo di realizzare contenuti e grafiche più accattivanti”.

CAB Stamura settore giovanile nel quale è cresciuto Alessandro Pajola.

“Credo che sia il giocatore italiano di maggiore prospettiva, madre natura lo ha dotato di un gran copro abbinato a guizzi di tecnica piuttosto unici: è un giocatore come non so quanti ne possano venire fuori, di cui ho parlato tante volte nei mesi scorsi anche col CT Sacchetti. E’ un ragazzo molto giudizioso, cresciuto in una famiglia attenta ed in una società a noi affiliata, qualcosa di molto importante per noi e la città, dal momento che è un giocatore emergente, nell’unica disciplina che si disputa ad Ancona. Ha la faccia giusta, i valori, l’entusiasmo ed il linguaggio del corpo su cui si deve necessariamente lavorare oggi. Un giocatore sul quale si potrà contare e fare affidamento ancora per tanti anni”.

Da un punto di vista sportivo, che tappa può rappresentare la Serie B nella carriera di un giocatore?

“Sono innamorato della Serie B degli anni ’90 – 2000, il vero campionato di formazione, del quale conservo ricordi di partite, giocatori e campi incredibili. L’eventuale riforma dei campionati in maniera più organica compete ad altri, ma a prescindere dal campionato, credo possa servire un’idea simile per concetti e contenuti, una connotazione specifica ed un bacino di tanti giocatori italiani su cui tornare a lavorare in maniera proficua per far sì che tra 7-8-10 anni ce ne siano tanti e di buon livello come in quel periodo lì.

Tra campo e video ne ho già visti parecchi di giocatori che possano ambire a trovare spazio in categorie superiori, a patto di avere un orientamento più forte ed operativo nei settori giovanili e dare spazio a ragazzi giovani e di talento: la Serie B può tornare ad essere un campionato di assoluto rilievo per le eccellenze che mette in campo. I protocolli attuali ti espongono al rischio di non sapere il venerdì prima della partita chi potrà scendere sul parquet, quindi questa credo sia un’opportunità da cogliere nel farsi trovare pronti, oltre che lavorare su aspetti diversi e concentrarsi maggiormente sul miglioramento individuale dei ragazzi”.

Chiaramente ti sei trovato a dover costruire anche il nuovo roster del Campetto.

“Sono inevitabilmente partito dalla relazione con l’allenatore, che è un profondo conoscitore della categoria (Stefano Rajola, promosso in A2 con Pescara nel 2019, salvo poi veder esclusa la squadra dalla Comtec), che in carriera ha saltato pochissime partite per la grande cura del suo corpo che ha avuto, il che la dice lunga sulle sue caratteristiche mentali e caratteriali. L’idea di partenza era quella di schierare cinque giocatori senior (sui sette possibili, secondo regolamento) e cinque under, poi abbiamo aggiunto un ’97, lasciandoci comunque uno slot libero e tenendo d’occhio la lista dei 14 (i nominativi sui quali averne almeno otto disponibili per poter giocare la partita), non potendo utilizzare alcuni giocatori del settore giovanile, in attesa di capire cosa succederà con i campionati regionali. Lo scouting non cambia in base alla nazionalità, ognuno ha i suoi metodi ed io ho provato ad utilizzare anche un po’ la mia intuitività. I club devono avere coraggio nell’aspettare i miglioramenti dei giocatori, ma noi non siamo pazienti in niente. Io appartengo ad una generazione abituata a ripristinare le cose, ripararle, mentre al giorno d’oggi, con la tecnologia, ciò che non funziona si cambia e questo vale anche per giocatori e allenatori, senza in realtà cambiare nulla, perché non muta l’approccio. Bisogna essere un po’ più propositivi ed avere fiducia nel concedere spazio a ragazzi anche in categorie superiori, perché hanno del potenziale. C’è chi da tutto per la maglia e invece ci si dimentica spesso del senso di appartenenza che oggi è fondamentale, così come serve a tenere vicini pubblico e sponsor , che ora non ti possono vedere dal vivo o vedere esposto il proprio marchio come accadeva prima. Oggi questo aspetto fa sempre più la differenza. Dobbiamo avere voglia di pescare, approfondire, regalare opportunità. Non saranno tantissimi e pronti in alcuni ruoli più che in altri, ma ci sono giocatori pronti per un livello più alto”.

In chiusura: il ricordo più bella della tua carriera e un messaggio ai ragazzi che vogliano lavorare nel mondo dello sport.

Mi piace pensare più a quello che farò, quindi spero che il ricordo più bello sia sempre il prossimo, vedere in campo una squadra con uno spirito battagliero, che sia capace di togliere qualcosa al singolo per darlo al collettivo in una maniera diversa dalla settimana precedente: sarebbe già un ricordo migliore e vorrebbe dire aver fatto una partita migliore di quella di prima. Non vorrei mai che ci dimenticassimo già della possibilità di fare sport a livello professionale in un momento così, emozionandoci ad ogni partita e allenamento. Credo che l’obiettivo primario debba essere sostenere lo sport nella sua essenza migliore, interagendo con la base, per capire quali siano le fondamenta ed i valori portanti utili ad avvicinare tanti ragazzi ad un settore che dobbiamo contribuire a migliorare. Concentriamoci su cosa possiamo dare di nostro per offrire una visione diversa delle cose ed un orizzonte a più ampio raggio”.
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