SERIE B 

Vale Tutto: uno splendido quarantenne
Roseto, Abruzzo, o meglio: degli Abruzzi. Ne sono passati di anni per il 17enne Valerio, che partito dalla costa adriatica, vi ha fatto ritorno ed a 40 anni è uno dei simboli della Liofilchem. Uno contro uno, cinque contro cinque, se si tratta di basket il nome e cognome è: Valerio Amoroso. 
di Donatello Viggiano @donavig
Credits: Pallacanestro Roseto

Tra le grandi piazze del girone C2 cui avevamo fatto cenno nell’intervista a Gianmaria Vacirca non poteva mancare Roseto degli Abruzzi. Ceduto definitivamente, dopo i due anni di collaborazione con alterne fortune, il titolo di A2 alla Stella Azzurra, era impensabile rimanere che all’ombra dell’Arena delle Palme si potesse rimanere senza basket di livello, così il consorzio “Roseto nel cuore”, coinvolto in prima linea, ha permesso l’acquisizione estiva di un diritto sportivo di Serie B che tenesse la cittadina adriatica sulla mappa dei campionati nazionali. Forte fin da subito l’idea di dare una connotazione locale al progetto tecnico e favorire una nuova identificazione col caldo pubblico rosetano, non si poteva che ripartire da coach Toni Trullo in panchina ed i ritorni di due abruzzesi acquisiti come Antonello Ruggiero e Valerio Amoroso, senza trascurare il rosetano di Emidio e l’ala Serafini, proveniente dalla vicina Montesilvano.


“E’ cambiato molto rispetto a quando, a 17 anni, insieme ad Antonello (Ruggiero) e i vari Maresca, Toppo, Bagnoli approdammo a Roseto per la prima volta a completamento del nostro settore giovanile: abbiamo alternato anni d’oro ad altre stagioni difficili, ma nonostante il Covid e le porte chiuse, tante persone si sono riavvicinate a noi”, esordisce proprio Valerio Amoroso, che di anni nel frattempo ne ha compiuti 40, ma già dal primo impatto conserva l’invidiabile entusiasmo e divertimento di un ragazzino alle prime armi.
Anche perché, dopo 9 giornate, la Liofilchem è solitaria in testa alla classifica del girone D2 con sette vittorie, pronta a conservare la leadership provando almeno a difendere il +5 dell’andata nello scontro diretto di domani sul parquet di quella Janus Fabriano più immediata inseguitrice, anche grazie ai quasi 14 punti per gara, col 61% da 2 e il 48% da 3 del suo numero 22: “In Estate avrei voluto giocare in A2, perché mi sentivo in grado di poterla ancora fare ad un buon livello, ma tra proposte rifiutate e trattative non andate a buon fine è venuta fuori un’opportunità come Roseto che mi ha dato nuovi stimoli, per la voglia di del nuovo club di crescere e consolidarsi ai piani alti anche in futuro”. Dopo il quadriennio 1998-2002 coinciso con la conquista dell’A1 ed una lunghissima carriera trascorsa per larga parte in Serie A, per Valerio è il secondo ritorno a Roseto dopo l’esaltante stagione 2016-17 in maglia Sharks, conclusa con l’eliminazione ai quarti di finale dei playoff di A2 di una Virtus Bologna poi promossa, ma che in gara 1 era caduta in casa proprio per mano degli squali biancazzurri. “Siamo abituati ai 4000 del PalaMaggetti e al modo in cui questo pubblico sa spingerti nelle partite casalinghe, ma nonostante il Covid, tanta gente si sta appassionando alle nostre vicende anche chiacchierando per le strade, non solo per gli ottimi ricordi che abbiamo lasciato, ma perché stiamo dimostrando anche con i fatti di essere una buona squadra così come sapevamo”.

Passano gli anni, cambia il modo di interpretare la pallacanestro, ma l’ex Teramo e Fortitudo Bologna, tra le altre, ha dimostrato di sapersi adattare perfettamente alle nuove situazioni tecnico – tattiche: “Non credo che prima il livello fosse necessariamente più alto, quanto sicuramente diverso. C’erano giocatori di grande qualità che probabilmente avrebbero faticato rispetto all’impatto fisico odierno e viceversa. Io sono passato attraverso l’epoca dei 30’’ e il passaggio verso una pallacanestro moderna e più fisica, cambiando progressivamente ruolo da ala a lungo di ruolo e sapendo di dovermi sempre rimettere in gioco e avere un pizzico di energia in più, che mi permetta di colmare qualche lacuna fisica, ma di certo mi diverto come fosse la prima volta”.


Anche perché, tra le varie sfide che questo girone propone, c’è anche quella contro Francesco, fratello maggiore di due anni e compagno di squadra e spogliatoio lo scorso anno a Civitanova, tornato avversario diretto non più tardi di domenica scorsa: “Prima della partita gli ho mandato un vocale in cui lo avvertivo che alle sei sarebbe partito lo scuolabus sul quale l’avrei fatto salire, mi ha fatto capire che fossi piuttosto fortunato solo a causa della sua pubalgia”. Per la cronaca è finita, in rimonta, 77-75 per Roseto con 21 punti dell’Amoroso più giovane, che però, quando c’è stato da vincere uno scudetto 3 vs 3 nella vicina Porto Sant’Elpidio il fratello maggiore l’ha voluto dalla sua parte: “Venivo dal titolo italiano 1 vs 1 e dalla vittoria ai Giardini Margherita, il 5 vs 5 per eccellenza, così completai un vero e proprio triplete con quel 3 vs 3 pochi mesi prima di approdare proprio a Montegranaro, sponda Sutor (con immediata promozione in Serie A e doppia successiva qualificazione ai playoff) in una zona che col tempo sarebbe diventata definitivamente casa mia. Con lui è stata una sfida vissuta sempre al massimo, che fosse alla playstation o sul parquet, non perché volessimo essere l’uno più forte dell’altro, ma per spronarci sempre reciprocamente a migliorare. In un aspetto siamo diversi, lui più istintivo, talentuoso e letale se stimolato a dovere, io più scrupoloso e tendente a preparare ogni aspetto nel dettaglio”.


Con una conoscenza del gioco che ormai gli permette di leggere con largo anticipo ciò che succede in campo, imbeccando con un assist i compagni più giovani: “Mi dà grande gioia farli segnare e soprattutto vederli recepire un consiglio, metterlo in pratica e festeggiare con te il risultato ottenuto. Mi piace vedere pallacanestro, sto studiando da allenatore e coltivo per il futuro un’idea che mi permetta di lasciare qualcosa alla pallacanestro quando avrò smesso”. Ma per il momento è ancora presto, l’unico pensiero sono l’allenamento e la partita di domenica a Fabriano: con Luca Garri (40 anni contro 38) sarà una sfida nella sfida, da vivere con la passione e l’entusiasmo dei giorni migliori.
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