TOP10 
Un decennio, dieci campioni.
Quello italiano non sarà di certo il campionato più forte d’Europa, come eravamo abituati a vedere a cavallo fra vecchio e nuovo secolo, quando le stelle straniere abbondavano. Eppure, negli ultimi 10 anni, tanti giocatori eccezionali hanno calcato i nostri parquet, entrando di diritto nella storia di questa competizione.
di Simone Colongo @sim_uan

Gli stranieri in Italia. All Decade 2010-2020.

1. Luis Scola

A Luis sarebbe veramente bastata una comparsata per entrare in questa lista. Stiamo parlando di un oro olimpico, plurimedagliato con la mitologica nazionale argentina in manifestazioni mondiali e continentali, protagonista a inizio secolo in Acb e in Eurolega. Uno che 10 anni fa si permetteva di chiudere una stagione Nba a oltre 18 punti di media, nelle file dei Rockets. E invece, a un passo dai 41 anni, la sua è tutt’altro che una comparsata: Luis sta ancora dando spettacolo. Prima a Milano, da comprimario di lusso; ora a Varese, da protagonista, con 21 punti a partita. Meglio di lui, nessuno.


2. Milos Teodosic

Il suo approdo a Bologna è stato ossigeno per un campionato alla disperata ricerca di grandi nomi. Ed è stato, innanzitutto, una benedizione per noi appassionati del gioco. Questo artista dell’assist ha messo a ferro e fuoco le difese europee per un decennio, prima di provare l’avventura Nba nel 2017. Con i Clippers non è andata come tutti speravano, ma quando ha deciso di ritornare nel vecchio continente, qualsiasi tifoso avrebbe pagato oro per vederlo all’opera con la propria squadra. E dopo un anno e mezzo a Bologna, i virtussini devono ancora smettere di stropicciarsi gli occhi dinnanzi alle giocate del funambolo serbo.


3. Keith Langford

Keith si intravede giovanissimo in Serie A2, in quel di Cremona (stagione 2006/07), ma è nel suo secondo viaggio in Europa che la sua carriera spicca definitivamente il volo: prima Biella, poi Bologna, e a seguire Russia e Israele, dove si consacra come attaccante di primissima fascia a livello continentale. La chiamata di una squadra bramosa di vincere subito come Milano, lo responsabilizza ulteriormente, e il texano non tradisce le attese: arriva lo scudetto del 2014 da top scorer, e viene addirittura scelto nel quintetto ideale dell’Eurolega.


4. Drake Diener

Il talento abbacinante di questo eccezionale tiratore ha lasciato a bocca aperta gli appassionati italiani per un decennio: tanto dura la sua carriera in Europa (dal 2008 al 2018), praticamente tutta concentrata nello stivale, dove si fa conoscere per la sua efficacia al tiro. Il picco lo raggiunge nel 2014, quando vince il titolo di Mvp e di miglior marcatore del campionato (con un fantascientifico 50% da oltre l’arco), guidando Sassari alla conquista della Coppa Italia.


5. Rakim Sanders

Forse la carriera di Sanders non lascia a bocca aperta come quella di ex Nba presenti in questa lista. Dopotutto, a Rakim sono bastate due soli stagioni infuocate per entrare di diritto nella leggenda. Nel 2015 è uno degli artefici dell’impresa di Meo Sacchetti, che porta Sassari al primo scudetto della sua storia. Si trasferisce a Milano, e dopo 12 mesi si toglie lo sfizio di conquistare un altro titolo. La particolarità? In entrambe le finali ha vinto il premio di Mvp. Un biennio da sogno, e non è nemmeno tutto: se aggiungiamo anche l’annata 2016/17 (la seconda con Milano), al palmares vanno aggiunte 3 Coppe Italia e 2 Supercoppe.


6. Mike James

Probabilmente Mike ha avuto poco tempo per mostrare il suo terrificante repertorio offensivo a Milano: un solo anno (2018/19) in cui oltre alla soddisfazione per la Supercoppa ha raccolto più che altro delusioni. Ma le sue sfuriate nelle metà campo avversarie tra campionato ed Eurolega sono spesso state il vero motore che ha permesso alla squadra di Pianigiani di mantenere alto il livello di competitività. La capacità di fare canestro in mille modi diversi lo caratterizzava già alla sua prima esperienza italiana a Omegna, 8 anni fa, e si è anche intravista in Nba nel 2017, quando i Suns gli diedero carta bianca in uscita dalla panchina.


7. James White

The Flight plana di diritto in questa lista. Si presenta in Italia proprio a inizio decennio (stagione 2010/11, a Sassari) confermando la fama di straordinario attaccante che si porta dietro al suo arrivo. Non tanto a causa di particolari abilità al tiro, quanto per uno strabordante atletismo che lo rende immarcabile nei pressi del ferro. Vince subito il titolo marcatori (20.2 punti a gara), e dopo aver riprovato a farsi notare in Nba ai Knicks, torna da protagonista in Italia, stavolta a Reggio Emilia.


8. Brad Wanamaker

Le apparizioni a inizio decennio a Teramo prima e Forlì poi, non lasciano di certo presagire nulla di particolare. Ma quando Brad insiste e torna a calcare i parquet nostrani, è un giocatore molto più pronto. Nel 2013/14 è la stella indiscussa di Pistoia, e contribuisce alla splendida stagione dei toscani che si chiude in gara 5 dei quarti contro i futuri campioni d’Italia di Milano. Chiude l’annata con medie di 16 punti, 4 rimbalzi e 4.5 assist a partita, col 53% da 2 e il 44% da 3: impressionante. Per lui sarà solo l’inizio di una splendida carriera, che lo vedrà vincere in Germania e in Turchia, prima di tornare negli USA dalla porta principale. Le incertezze di Teramo sono lontane: panchinaro affidabile prima a Boston, e ora a Golden State.


9. Marques Green

Personaggio di culto che si manifesta ad Avellino nel 2007/08, trascinando i campani alla vittoria della Coppa Italia dall’alto dei suoi 165 cm. Nel periodo degli Shawnta Rogers e degli Earl Boykins, Marques è il “piccoletto” che più di tutti lascia un marchio indelebile nel nostro campionato. E sempre ad Avellino, nel biennio 2010/12, si consacra definitivamente con cifre da capogiro (oltre 16 punti e 6.5 assist nel 2011/12). Troverà il tempo poi di vincere una seconda Coppa Italia a Sassari, nel 2014.


10. Metta World Peace

Campione Nba appena cinque anni prima, Metta appare e scompare in Italia nell’arco di due mirabolanti mesi che a Cantù difficilmente dimenticheranno. Arrivato dopo l’esperienza in Cina vissuta col glorioso nome di The Panda’s Friend, il fu Ron Artest non si limita a girovagare sui parquet italiani per diffondere il suo messaggio di pace. World Peace fa sul serio, ed è un elemento fondamentale per la qualificazione ai playoff dei brianzoli. La sconfitta in gara 5 con Venezia segnerà la fine della sua breve ma intensa esperienza europea, 13 partite da consegnare alla storia.

Honorable mentions:
- Austin Daye
- Sergio Rodriguez
- Travis Diener

Foto di Agenzia Ciamillo-Castoria
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